Irinushka

Sono qui per cambiare i colori del mondo!

Il fatto che io scriva poco non vuol dire che non faccia anch’io le mie belle esperienze 🙂 il problema è che di solito, a differenza di quelle che fanno Irina o Lalla un giorno sì e l’altro anche 🙂 , sono talmente rapide, infinitesimali, direi quasi subliminali, che diventa difficile metterle giù in parole prima di tutto per me stesso, figuriamoci poi per gli altri!

Comunque, ieri la cosa è stata più “densa” e quindi provo a descriverla e a descrivere le sensazioni e le “idee” scaturite.

Secondo me la storia in realtà è iniziata il giorno prima, quando siamo andati a fare una passeggiata in montagna: la giornata era splendida, i posti stupendi, ma le cose sembravano non girare, era come se ci fosse un distacco grosso e insuperabile tra me e la realtà esterna (la cosa riguardava anche Irina, (ma per lei è quasi la norma 😀 ), ma era specialmente impressionante per me, che di solito sono molto ben radicato a terra, molto “in controllo”), un senso di mancanza di sincronismo, come se io e lei (la realtà esterna) fossimo sempre in controfase, come se la realtà esterna continuasse a prendermi in contropiede… una sensazione veramente strana…

Le cose sono iniziate subito male e in modo molto “indicativo” di quel che dicevo sopra, perché un gradino molto alto sull’asfalto (lasciato da chi stava aggiustando la strada) si è presentato improvvisamente mentre seguivo l’auto che ci precedeva e appunto non ho avuto il tempo di evitarlo completamente: risultato, gomma pizzicata sul cerchio e da buttare, fortunatamente sul momento ha tenuto, ma le tele si sono distrutte in un punto e quindi non è più affidabile… volendo vedere il bicchiere mezzo pieno, sono riuscito a salvare 3 gomme su 4 e i cerchi non si sono danneggiati, quindi incidente con il “minimo” del danno possibile… 🙂

Poi, avevamo scelto quella che doveva essere una camminata non troppo impegnativa, proprio perché non ci sentivamo al massimo della forma, ma ecco che ad un certo punto vediamo diversi gruppetti tornare indietro, anche se era ancora mattina e la cosa mi ha lasciato perplesso fino a quando non abbiamo scoperto una grossa slavina piazzata su una costa ripida e con una “scivolata” per qualche centinaio di metri fin su delle belle rocce sul fondo… a differenza di quelli che avevamo incontrato, noi decidiamo di andare avanti, anche vedendo che altri due davanti a noi lo stavano facendo senza troppe difficoltà (ma loro avevano i bastoncini, noi no perché io avevo detto a Irina che voleva prenderli: no, oggi con una camminata così facile non è proprio il caso!!! (secondo contropiede o controfase). Insomma, passiamo, ma ad un certo punto c’era un pezzo proprio sul ghiaccio vivo ed in salita vabbè, si poteva anche fare, ma l’idea di farlo in discesa per me è stata immediatamente da scartare…

In cima ho deciso in un certo senso, di abbandonare il controllo, di affidarmi alle circostanze, cambiare i piani e siamo scesi da un’altra parte, molto faticosa, molto ripida, ma comunque sicura, anche se questo implicava il trovarsi alla fine sulla strada a 20 km dalla nostra auto e 1000 metri più in basso e quindi dover ricorrere al passaggio di qualche anima pia che, per misteriose ragioni, dovesse andare verso l’alto ad un’ora in cui la gente di solito scende dalla montagna… e il bello è che, con un paio di passaggi e senza nemmeno aspettare tantissimo, abbiamo raggiunto la nostra auto… 🙂 Tornando alla discesa dalla montagna, comunque questa si è svolta sempre con le stesse sensazioni di scollamento dalla realtà, quasi impossibilità di concentrarsi veramente sui propri passi, in modo molto faticoso, ma non solo per la difficoltà del percorso, ma perché sembrava di vivere in un’atmosfera di melassa invece che di aria…

OK, tutto quanto sopra (con tutte le sue sensazioni, sfumature ed eventi belli e brutti) secondo me è l’antefatto fondamentale di quel che è successo il giorno dopo, cioè ieri.

Ma c’è stato anche un altro piccolo tassello, piccolo ma fondamentale: Lalla, la mattina dopo, parlando con Irina, ha detto che mi sentiva “molto indietro” rispetto ad Irina stessa. Irina mi ha detto di aver risposto che le nostre strade erano molto diverse e che io ho i miei modi di procedere e quindi non si poteva prendere quello che Lalla aveva visto in “senso troppo letterale”, ma quell’osservazione, aggiunta alle sensazioni del giorno precedente, mi è suonata come un messaggio indirizzato proprio a me, come l’indicazione, anzi la conferma, che c’era qualcosa da cogliere e che era il momento di farlo e di non farsi scappare l’occasione.

Dopo quello che avevo vissuto e che certamente mi stava ancora appiccicato addosso, mi sono messo a meditare, in un certo senso con il retropensiero, lo scopo più inconsapevole che altro, di cercare “nuove vie” tra me e la realtà esterna.

Ho quindi cominciato cercando un possibile vero me stesso, diciamo un me stesso profondo, e specialmente un me stesso non “rilevabile” con gli strumenti della mente, un me stesso in un certo senso alieno, che non appartenesse a quella che si può considerare la solita realtà…

Ed ecco che ad un certo punto sento come un qualcosa nella zona del quarto chakra, un qualcosa che era dentro di me, ma diverso dal resto: alla prima rilevazione devo dire che c’è stata una sensazione se non di paura, di prudenza, la voglia di andarsene, ignorare quella cosa “aliena”, la paura di scoprire qualcosa di “brutto”, poi però la “curiosità” e l’eccitazione per la “scoperta” mi hanno fatto tornare sul “posto”.

L’immagine che ricevevo era quella di una specie di cristallo a forma quasi ovoidale, un uovo troncato in un certo senso, scuro, ma credo che questi siano dettagli abbastanza trascurabili.

Le cose significative per me sono state:

Il fatto che la cosa fosse “aliena”, era la prima volta che sentivo qualcosa DENTRO DI ME che non era spiegabile secondo la “logica” e che, non so come altro dirlo, stavo percependo non con la mente…

Poi, il fatto che la cosa, benché “aliena”, fosse indubbiamente MIA.

Mi sono sintonizzato su di lei e sul suo modo di vedere le cose, la realtà: ed ho ricevuto l’immagine di qualcuno che esamina una pellicola (la pellicola della realtà), fotogramma per fotogramma, non dando un senso al “film”, ma proprio prendendo ciascun fotogramma come un evento a sè stante… la sensazione fortissima della realtà non come un continuum ma come un insieme di stati ed eventi separati tra loro, quantizzati e volendo anche scorrelati tra loro a dispetto del fatto di essere in sequenza, ma dotati di una loro “logica” più importante o meglio, superiore, a monte di quella che essi hanno se guardati come il classico “film” della realtà visto con occhi umani.

Poi ho chiesto qual era il suo scopo e ho avuto un’immagine di montagne innevate prima bianche con il cielo blu, poi le stesse ma virate sul rosso, poi sul verde… e le parole che si sono formate nella mie mente sono state: Sono qui per cambiare i colori del mondo!

E a questo punto mi sono accontentato, sentendo che per il momento quello che c’era da prendere era stato preso! 🙂

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3 Comments

  1. Skynew  •  Ago 7, 2009 @12:41

    La transizione verso la nuova realtà, come lo spostamento dello spettro, come una transizione verso una nuova gamma di inedito colore e vernice.
    La capacità di fare nuove sfumature nel tessuto della realtà, alterando le sue proprietà.

  2. Massimo  •  Ago 7, 2009 @13:17

    Skynew, il tuo è un bellissimo e giustissimo commento e corrisponde molto bene a quello che ho sentito e pensato ricevendo quella frase.

    Secondo me quelle parole, anche solo il loro suono e la loro semplice disposizione una dietro l’altra, aprono degli spazi di sviluppo e di scoperta grandiosi e sconfinati, sono un invito pieno di gioia e di aspettative ad entrare nella nuova realtà.

  3. Irinushka  •  Ago 7, 2009 @17:14

    “L’arcobaleno è il mio messaggio d’amore
    può darsi un giorno ti riesca a toccare
    con i colori si può cancellare
    il più avvilente e desolante squallore”.

    http://www.youtube.com/watch?v=sVZsei5rHZ4

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