Irinushka

Cherchez le mot … e ritroverete voi stessi!

Dalla trascrizione di una recente seduta individuale:

Dalla parola adesso dipende moltissimo, la parola adesso è in grado di sentire il respiro della Nuova Realtà, il modo di camminare della Nuova Realtà, i passi della Nuova Realtà, ed è in grado di farlo capire alle persone.

Ascoltando la parola, si possono ascoltare e conoscere i passi della Nuova Realtà, i passi del Tutto.

Però ci sono delle cose che bisogna proprio apprendere, allenare e si tratta di questo nuovo regime di interazione con la parola.

È da lì che nasce la mia idea di organizzare un laboratorio, perché è chiaro che è qualcosa che dobbiamo sviluppare insieme, apprendere insieme, perché è un’interazione con la parola che ancora non ci è familiare e sarà la parola stessa ad aiutarci, sarà la Vita stessa ad aiutarci, magari ci darà dei compiti, magari delle parole, magari delle parole da ascoltare per tutto il gruppo e anche delle parole per ciascuno, perché lì dentro ci saranno le emozioni da ascoltare ed espandere.

È sostanzialmente così che le parole possono aiutare a vivere, insegnare a vivere, ad ascoltare la vita: in questo momento è uno degli strumenti più potenti che abbiamo a disposizione ed è giusto usarlo. Poi la parola è la portatrice della Ragione, con la R maiuscola, quindi la parola è in grado di spiegare tutto, qualunque cosa, di formare la chiarezza su qualsiasi cosa, bisogna scoprire qual è questa parola, che può girare le cose in questo modo.

La parola per noi è un organo del Tutto, è un organo dell’integrità qui sulla Terra, quindi scoprendo e scegliendo la parola giusta noi ci colleghiamo al Tutto, permettiamo al Tutto di avvicinarci a noi, ascoltando.

Possiamo scoprirLo veramente attraverso questo modo di metterci in ascolto. Possiamo sentirLo con noi senza ombra di dubbio usando lo strumento della parola.

http://it.irinushka.eu/?page_id=1323

Come ho già raccontato diverse volte, il mio risveglio personale è avvenuto un po’ più di tre anni fa, nel novembre del 2007, e nei giorni precedenti a questo “rifacimento” totale dei miei allacciamenti e cablaggi esistenziali sentivo spesso in background questa canzone russa.

Yak Yoala “Io troverò la musica”

La canzone (il cui compositore è lettone, mentre il cantante è estone) risale agli anni ottanta, e la qualità del video probabilmente non è un granché, però ascoltate le parole!


“Io canto nella nostra cittadina
Tutte le sere in mezzo al rumore e alla gente che chiacchiera
Tu arrivi, ti siedi in un angolo
E io mi metto a comporre la musica, la musica che diventi te.

Io troverò la musica per i tuoi occhi
Io troverò la musica per il tuo viso
Io troverò la musica per le parole
Che non potrò mai dirti.

Ti prego, balla con questa mia musica
Non importa che cosa succederà nella vita
Ora tu stai ballando con la mia musica
Ed altro non importa, non importa.

Te ne andrai via con qualcuno
Io ti seguirò con lo sguardo
Dietro le finestre ci sarà soltanto la pioggia
E allora io comporrò la musica per la pioggia.

Io troverò la musica che racconta il destino
In modo che il vento tagliente diventi un po’ più caldo
Io troverò la musica che racconta te
Ascolterò i miei ricordi di te e la troverò.

Ognuno di noi ha trovato la propria stella
Ma la musica è sempre la stessa, e ci unisce tutti
E se nella vita io dovessi cadere
Sarà la musica a trovarmi, ad aiutarmi a rimettermi in piedi”.


Trovare la musica, comporre la musica, creare la musica, diventare la musica, essere la musica: è questo in sintesi lo spirito della Nuova Esistenza, e adesso proviamo ad invertire questa frase:

Invece di “Io troverò la musica per le parole…”, “Io troverò le parole per la musica…”.

Io troverò le parole per la musica, per quella musica terrestre così familiare, ma anche così nuova, e multidimensionale e sconosciuta, leggibile ed illeggibile allo stesso tempo, per la musica che è un respiro del Tutto, il polso del Tutto, percepibile da dentro le cose tangibili, le cose materiali, per la musica delle armoniche primordiali, dei movimenti della Luce, del “carattere” della Luce, della sensualità della Luce.

Io troverò le parole che sviluppano il sapere, che mostrano il sapere, che diventano il sapere, io troverò le parole che esprimono chi sono, che sanno già chi sono, anche se io stesso magari non lo so ancora (o perlomeno non so di saperlo), io troverò le parole che sono pre-accordate per servire il mio motore di ricerca esistenziale e le mie inclinazioni naturali, io troverò le parole magiche e calde e vive ed altoparlanti e conduttive, capaci di “eccitare le eccitazioni” e di farmi conoscere da vicino la mia Forza e la mia Grandezza, le parole capaci di farmi scoprire il nuovo senso della Vita, i nuovi criteri della Vita, il senso della “propria razza” e del proprio volo e tante altre cose ancora…

Che cosa ci eccita, che cosa ci emoziona veramente? Stiamo scegliendo le frequenze esistenziali su cui vivere le nostre avventure multidimensionali e per quel che mi riguarda l’unico linguaggio veramente valido con cui comunicare con l’esistenza, è il Love talk, e quando dico Love talk intendo qualcosa di assai diverso dal melenso e sdolcinato “slang” tipico dell’era dell’Ascensione pieno fino all’orlo di luoghi e denominatori comuni.

Personalmente in questo momento sento sempre più forte l’impossibilità di sPIEGAre la verità “con le parole normali”, di parlare/argomentare/ragionare “come si deve”, secondo un certo ordine che abbiamo imparato e che diamo per scontato, perché là dentro non c’è l’accelerazione, l’accelerazione della Vita non è rilevabile, lo scalciare della “divina materia” non è rilevabile e allora bisogna autosvezzarci dal vecchio modo di relazionarci con la Parola, bisogna uscire dalla trappola di un lessico generico e degli eventuali “rallentatori acustici”.

Non so ancora in che modo si svolgeranno i lavori nel nostro Laboratorio della Parola, so soltanto che avranno la benedizione e l’appoggio e la luce verde del semaforo da parte del nuovo spazio del “college” terrestre, perché è tramite il nostro uso della Parola che lui potrà leggere e riconoscere e definire se stesso.

Ecco, adesso mi è arrivata una parola interessante: ecografia.

Ci metteremo ad ascoltare gli eco, i suoni, le oscillazioni, le parole in codice, le “sciarade multilingua” ed altri riferimenti che l’etere ci manderà per il nostro appassionante “Fai da te” e insieme ricaveremo dei sensi e significati, scopriremo la grafia e l’eccitabilità della nostra conduttività energetica, la personalità della nostra anima, e mentre lo faremo, cresceremo, matureremo, impareremo a “groccare” 🙂 , ci trasformeremo in “golden singers” della nostra stessa esistenza, capaci di cantare in “assolo” gli spartiti dell’onda trasformativa globale.

E per concludere, vorrei tradurvi alcuni frammenti del dialogo che ho avuto di recente con una mia amica russa.

Io: secondo me, tu ancora non ti rendi conto di com’è la vera scala della tua Forza e del suo possibile impiego nel rifacimento del mondo della Terra; io ci sto arrivando soltanto adesso, e direi che sono soprattutto le parole a farmelo capire.

Lei: certo che non la percepisco, la scala della mia Forza. Direi che in questo momento piuttosto percepisco la scala della mia debolezza, le mie mancanze varie.

Io: La scala della propria Forza: la descriverei come la consapevolezza dei propri ingombri strutturali dentro l’Eternità, oppure come la consapevolezza dei regimi in cui ci è dato oscillare e manifestare l’Eternità (nella dimensione terrestre) direttamente con noi stessi.

E può darsi che questo genere di consapevolezza arrivi tramite le discordanze, tramite la sconnessione dei regimi e delle inquadrature di ricerca che ostacolano questa presa di coscienza, questa illuminazione quasi vertiginosa e nello stesso tempo così naturale, così piena di semplicità.

Mentre le parole sono come un’avanguardia e un avamposto dell’Eternità sulla Terra, ci stanno già segnalando in modo esplicito e in modo implicito chi siamo, dobbiamo solo imparare ad interagire con loro in modo diverso, a coesistere con loro in modo diverso, ad ascoltarle in modo diverso.

Insomma, si preannunciano davvero dei cambiamenti a tappeto…

E a proposito, se ricordi, io ancora circa 5-6 anni fa, alla domanda su che cosa appoggiarsi, per sentirsi stabili, suggerivo di appoggiarsi sui “canti esistenziali”… 🙂

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