Irinushka

Il Pensiero Unificato

Questa è una trascrizione che unisce i frammenti di due sedute individuali con la stessa persona: la prima, condotta da Metatron nell’agosto del 2010 e la seconda, condotta dal Creatore nel settembre del 2012.








Metatron, agosto 2010

… Si tratta di formare un nuovo stile del pensiero che poi è alla base della formazione del nuovo stile di vita.

Nel tuo nuovo stile del pensiero è molto forte la tendenza a sentirti stupita, a sentirti meravigliata.

Possiamo anche dire che quando ti senti stupita o meravigliata questo è un indice che stai usando un nuovo stile del pensiero.

Un’altra cosa è questa: il nuovo stile del pensiero ha un modo diverso di esporre le cose, di presentare le cose, anche perché usa un tempo diverso. È possibile che questo nuovo stile del pensiero esponga solo le basi e poi dopo, invece, metta i puntini, cioè che non concluda quello che stava esponendo. In un certo senso lascia che sia poi la forza, la vita, la consapevolezza superiore a concludere.

Quindi stranamente, paradossalmente, questo nuovo stile del pensiero potrebbe sembrare sconclusionato. A differenza del pensiero logico-razionale che è tutto, diciamo, coerente, almeno in apparenza, e di solito cerca di concludere ciò che ha iniziato, l’esposizione che ha iniziato, invece questo nuovo stile del pensiero è piuttosto, appunto, sconclusionato, magari frammentario, ma ciò che è importante è che dia inizio a qualcosa che poi, magari, si srotola ed evolve per conto suo.

Quindi, di nuovo, se trovi dentro di te i pensieri di questo genere, che sono magari sconclusionati, che iniziano qualcosa o fanno notare qualcosa, offrono la base di qualcosa e poi, magari apparentemente, si interrompono, questi potrebbero proprio essere i pensieri della Nuova Era, un nuovo stile del pensiero.

Il seguito di questi pensieri potrebbe venire anche da fuori di te.

Questa è una cosa abbastanza tosta da capire: i pensieri, i nostri pensieri, adesso diventano sempre più parte di quest’unico campo planetario, campo mentale, campo del pensare-agire globale.

Allora, perfino i nostri pensieri non ci appartengono più. Noi siamo abituati a considerare i pensieri come un criterio indubbio della nostra personalità: la nostra auto-identificazione quasi sempre passa attraverso i nostri pensieri. Invece, adesso, dobbiamo rinunciare a questa abitudine e notare solo ciò che transita attraverso di noi, i pensieri che transitano e che parlano attraverso di noi e che, però, non è detto che ci appartengano.

Nello stesso tempo è vero anche il contrario, che certi pensieri nostri, iniziati da noi, poi dopo possono espandersi altrove. Noi abbiamo dato loro origine e poi dopo si sono espansi fuori e sono stati ripresi da qualcun’altro in un altro contesto.

Rinunciare a questa tesi che i pensieri appartengono a noi, appartengono alla nostra personalità, ecco, è una condizione che, se l’accetti veramente, se la capisci con tutte le sue conseguenze, ti può tirare abbastanza su, liberandoti anche da vari altri elementi dello stile di vita sotto-manifestato.

Anche perché il pensiero è un indice della vita, però percepire il pensiero come qualcosa che può anche non appartenerti, non appartenere alla tua personalità, vuol anche dire aprirti alla vita che non è più una vita separata, una vita vissuta separatamente. È come stare un po’ abbracciati a tutte le forze della vita che ci sono.
Però è un abbraccio che viene configurato momento per momento, secondo ciò che vogliamo e secondo ciò che ci conviene.

… Il nuovo stile del pensiero è comunque un qualcosa con cui tu esprimi la tua specifica realtà, la tua specifica grafia della realtà, il tuo specifico posto sotto il sole.

È come se ci fosse sempre un prefisso che accompagna qualsiasi corrente del pensiero che passa attraverso di te, che è generato dentro di te o che passa semplicemente dentro di te. Allora la tua realtà ci mette un timbro e più, diciamo, tu sei centrata nella tua realtà e più questo timbro diventa leggibile, riconoscibile, e quindi anche le altre realtà lo prendono in considerazione.

Quindi sì, è vero che il pensiero può circolare liberamente ed andare a fecondare, magari, certe attività che tu nemmeno conosci o far arrivare a qualcuno l’input che sta aspettando. E questo va bene. Però c’è sempre un ordine ed è l’ordine specifico della tua realtà che è come un tuo marchio, un marchio energetico, che è sempre presente, sia nei tuoi pensieri che nei tuoi movimenti.

Più tu sei autentica, più sei te stessa e più questo marchio della tua realtà o della tua forza della vita si farà sentire. Solo già per questo, praticamente, costringerà le altre realtà a prenderlo in considerazione.

È sempre come una dichiarazione degli intenti ”io sono come una firma”, “io sono una realtà così e così, se volete, andate a vedere il mio file di configurazione, lì è scritto, diciamo, come è fatta la mia forza della vita, che cosa io sto servendo, quali sono i miei obiettivi, quali sono le mie inclinazioni naturali, quindi vi prego di servire ciò che io sono, come io servirò anche voi, quello che voi siete” ed è una specie di servizio reciproco“.

Questo tipo di identificazione è qualcosa di molto più ampio che non l’auto identificazione personale. Appunto, possiamo chiamarlo stile di vita. Ognuno di noi dovrebbe avere uno stile di vita particolare, che verrà fabbricato a seconda di ciò che siamo, di come è fatta la nostra forza della vita, di ciò che noi vogliamo presentare al mondo come nostra realtà, ciò che noi vogliamo esprimere, esporre, esporre proprio come in una mostra. A seconda di come è la nostra causalità naturale, che è diversa per ognuno di noi, a seconda di come è fatto il nostro nucleo della felicità che, di nuovo, è diverso per ognuno di noi.

I pensieri sono come un materiale di consumo che collega insieme diverse curvature, diverse forze della vita. E sarà, comunque, un pensiero consapevole. Potrebbe anche non essere intelligente, umanamente parlando, potrebbe anche essere un po’ sconclusionato, però, comunque, se viene generato o viene fatto circolare dentro questo suo stile di vita, allora andrà dove è giusto che vada, ecciterà ciò che è deve eccitare, andrà magari ad attivare gli eventi che per te sono giusti da vivere e, come dire, ci sarà uno scambio molto più ampio, uno scambio più a livello della scala della fattibilità che non a livello degli individui.

Quando parliamo dei nuovi stili di vita, la condizione del “mio” c’è ancora, però sarà un “mio” più diluito, più ampio, in un certo senso addirittura sconfinato, eppure ci sarà una forte auto-identificazione con questo.

Però non passerà attraverso il contenuto del pensiero.

Possiamo dire che passerà attraverso la melodia del pensiero, attraverso altri criteri, attraverso un tuo modo di giocare con il pensiero che identifica la tua realtà, identifica il tuo essere.

Diventerà più importante il modo di presentare, l’involucro più esterno, lo stile del pensiero. Ed il contenuto ci sarà, comunque, perché sono le eccitazioni che contano, quindi, le eccitazioni possono funzionare anche se noi non ci mettiamo dentro nessun contenuto particolare. In un certo senso, magari, una persona non è proprio una grande pensatrice, e va bene così, però comunque possono circolare dentro il suo campo mentale delle eccitazioni che in seguito le permetteranno di agganciarsi agli eventi che sono giusti per lei.

Assisteremo proprio a questa mega-redistribuzione del campo del pensiero e più riusciremo a rinunciare a questa auto-identificazione personale basata sul pensiero e meglio sarà.








Il Creatore, settembre 2012

… Com’è meglio usare il tuo attuale regime di sapere e di condurre il sapere, senza però precipitarti nella nuvola della bassa consapevolezza?

Intanto, potrebbe essere utile usare un Noi al posto di Io.

Quando tu dici Noi, questo Noi è come una cosa che influenza il tuo pensare.

Ad esempio se tu dici “Io”, il tuo “Io so, Io penso”, magari, va a infilarsi in certi buchi, in certi percorsi perché è fatto così e va ad esplorare certi spazi. Se tu dici “Noi”, magari, è tutto un altro assetto. Ad esempio, questo “Noi” in certi corridoi vibrazionali non ci può nemmeno entrare.

Quando dico “Noi”, che cosa intendo?

Intendo “Noi”, come questo mio gruppo di appoggio, questo “stato maggiore” centrale, coloro che in qualche modo hanno un accesso diretto a me, una mia famiglia se vuoi. Ecco usa questo “Noi”. Ovviamente non è un “Noi” umano.

Quando tu userai questo “Noi” al posto dell’”Io”, praticamente obbligherai il tuo venire a sapere ad ascoltare me, ad ascoltare le frequenze che sono io che metto nel campo. È possibile che quando tu, al posto dell’”Io penso” metterai un “Noi”, magari, ti si formerà un vuoto, perché questo “Noi” attiva delle frequenze che non corrispondono a niente di quello che tu hai nel tuo database.

Quindi tu, magari inizi a pensare, per abitudine dici “Io penso”, poi ti correggi e dici “no, Noi pensiamo” e poi inciampi, perché non ti viene più niente da pensare, perché pensando come “Noi”, tu ti rendi conto che non c’è più nessun elemento di riconoscimento, nessun “ah, sì, sarà questo … sarà quello!”, no, non arriva niente nel tuo quadrante, il tuo motore di ricerca non piglia nessun dato.

Già questo potrebbe essere una bellissima scoperta, che quando tu passi dall’”Io” al “Noi”, ecco che il tuo modo di pensare, di sentire, di usufruire della realtà cambia. Ecco questa è la raccomandazione che ho fabbricato adesso per te, la prima volta, la do a te, ti scrivo proprio una ricetta, come un medico :-), prendila e usala. Poi, dopo, mi racconterai dei risultati, però è molto adatta a te questa ricetta.

Puoi usare questo approccio anche in certe situazioni che in questo momento ti sembrano preoccupanti, che in questo momento, in qualche modo, richiamano, assorbono le tue energie, assorbono la tua attenzione. Prova a rivalutarle, a rivederle, usando un “Noi” al posto dell”Io”.

Perché, comunque, “Noi”, perché non più “Io”?

Perché ormai, io ho ufficialmente inaugurato questo regime dell’Unificazione.

Il mio senso di me stesso, il mio uscire allo scoperto, la mia realtà, creano l’Unificazione. Il mio modo di esprimere i miei pensieri, anche se sono dei pensieri sempre proiettati su un singolo individuo e quindi non sono mai espressi in un modo uguale, comunque, esprimono il regime dell’Unificazione.

Coloro che si sono avvicinati a me, devono condividere questa mia esprimibilità, devono aiutarmi a trasmettere verso la periferia questa unificazione.
Questo è ciò di cui è precaricato il mio motore di ricerca e quindi io ti invito a condividere con me questo mio regime. Quindi, tu, invece di dire “Io ho notato”, puoi dire “Noi abbiamo notato”, perché in questo modo tu attivi la potenza di questo nucleo di Unificazione.

Intanto, questo ti aiuterà, tra le altre cose, a dissolvere la paura o le paure. Perché le paure sono presenti dentro l’”Io”.
“Io penso”, “Io noto”, “Io faccio”, c’è sempre la paura dentro, in qualche modo c’è sempre dentro. Magari non si nota, ma c’è, perché è tipica delle azioni umane.

Adesso con questo panico avvenuto per la liberazione dalla prigionia la paura sarà ancora più presente. Allora, non è il caso che tu combatta le singole paure che non sono nemmeno tue, ma sono di questo “Io umano generico”. Piuttosto tu, dove puoi, sostituisci l’“Io” con un “Noi” e poi vedi come la paura si dissolve oppure, magari, si gira da un altro lato e ti permette di notare qualcos’altro.

Magari diventa più concreta, e se è più concreta può essere decodificata, può essere letta, possono essere trovati dei codici che la cancellano. La paura, invece di essere un’emozione imprendibile, diventa un’azione… un’azione o la promessa di un’azione. Se è così, uno può sviluppare, a sua volta, un’azione oppure un antidoto per, magari, inghiottire quell’azione lì che è associata alla paura.

La paura può adesso essere trasformata nell’azione, quindi presentata come delle singole unità di azione, ed in questo modo sì che diventa gestibile, mettendo in campo altre unità di azione.

Questo apre delle prospettive molto potenti per occuparsi della paura. Cosa che non è mai stata possibile nella dimensione umana, perché, siccome la paura era sempre questo tipo di emozione diffusa, come una nuvola diffusa, che faceva parte della taratura della prigione, le persone potevano solo spostarla da un posto all’altro. La lanciavano da un posto all’altro, come una palla. La potevano far scorrere dentro al proprio essere, magari, da un posto all’altro poi, magari, le mettevano intorno un sarcofago, cercando di tenerla sotto controllo.
Però, ad ogni minima sollecitazione, questa paura usciva fuori ed i sintomi li conosci benissimo anche tu e adesso mi stai confermando che i sarcofaghi di prima, i contenitori di prima, fabbricati dalla dimensione umana, non reggono più un granché. Quindi una grande quantità di paura sta uscendo fuori.

Come gestiremo queste paure?
Prima le scomporremo in queste singole unità di azione gestibili, e poi creeremo delle azioni, creeremo dei regimi dell’imperatività, degli slanci. Non necessariamente delle azioni vere e proprie, possono essere delle singole unità di azione che sono potenzialmente espandibili. Con quelle potremo dissolvere quelle particolari unità di azione che si sono formate scomponendo la paura in singoli frammenti.

… Come puoi servire la situazione attuale?
Io ti propongo questo, di usufruire il più possibile delle mie azioni, delle mie correnti della forza, del mio quadrante. Fare in modo che le mie azioni diventino le tue azioni.
Però, chiaramente, tu attribuisci loro un assetto locale. Quindi quando, magari, interagisci con qualcuno o parli con i colleghi di lavoro, non è Dio che agisce e che parla. Sei tu che agisci e che parli. Però usi le mie correnti, le mie frequenze, è questo che è importante, quindi, di fatto, è la tua Dio-Realtà che comincia a gestire le tue situazioni concrete. In ogni situazione ci saremo tu ed Io.
Anche se il look esterno, il look manifestato sarà tuo, di fatto io avvicinerò le mie correnti al tuo punto di comando, ed a questo punto, tu parlerai anche a nome mio. Userai le mie frequenze poi, certo, le parole che metterai in campo, i passi che farai, saranno tuoi, però collegati con il mio quadrante, concordati con le mie direzioni di espansione.

… Parliamo di questo tuo problema nel corpo fisico.
Cominciamo a mettere subito a punto questa raccomandazione, questa ricetta che ti ho appena proposto.
Allora, invece di dire “io potrei essere malata“ prova ad usare “Noi”.

Con questo “Noi”, che cosa viene sostituito, che cosa viene tolto?
Il concetto dell’”Io” malato, dell’”Io” che può avere dei problemi fisici e che, magari, non sa come affrontare.

Intanto questo comporta il cosiddetto “regime delle pareti divisorie”. La “mia malattia”, quindi “io ho la responsabilità di portare in giro questo problema, di occuparmi di questo problema.”

La tua malattia non è una situazione che, in qualche modo, ti è indicata per la crescita. Per come tu sei fatta, l”Io” può benissimo essere sostituito con “Noi”. Con questo senso cosa fai? Ti togli la tua responsabilità individuale e la spalmi in giro, la condividi con gli altri, anche con me, anche con altri membri del gruppo.
Sì, ci coinvolgi tutti come dei testimoni, ci inviti, sì, in qualche modo, ad immergerci in questa situazione della, chiamiamola, malattia, per chiarire che cosa c’è, perché magari se la guardi da sola le cose ti sfuggono, non riesci a vederle per ciò che sono.

Invece, questo chiamare in giro dei co-gestori, dei testimoni, anche solo degli osservatori, diversi da te, già questo ti apre i confini.

Se sei solo tu che osservi, allora si apre davanti a te solo il tuo campo dell’osservabile, non si aprono i campi che non possono essere osservati da te. Perché le energie funzionano così: se sanno che ci sei solo tu, si aprono fin dove tu puoi avere accesso. Se tu dici “Noi”, allora, le energie dicono, “ah, bene, allora qui ci sono più osservatori, allora ci lasciamo osservare molto meglio, togliamo questo e quell’altro e quell’altro velo ancora”.

Quindi, intanto, la situazione diventa molto, molto più nitida, più visibile, sia a livello fisico che energetico. Si spoglia, praticamente, davanti a questo “Noi” e dice “allora osservatemi”. Questo è sempre un aiuto forte, permette di notare più cose, permette di notare le cose in un modo molto più ampio…

… La tua responsabilità verso gli altri non deve spingersi troppo in là e, di nuovo, prima di tutto, deve essere la responsabilità verso di te, che indica la via (verso di me) e non la responsabilità verso qualcuno che deve per esempio ottenere qualcosa, concludere qualcosa, non inciampare in qualcosa. Perché se senti quella responsabilità verso un altro soggetto, sei nella bassa consapevolezza.

È molto sottile la cosa.

Se metti l’accento su te stessa, su come non tradire la tua natura energetica, allora questa tua qualità di condividere con gli altri la via verso di me è una corrente che, poi, fluisce verso la periferia e tocca il soggetto, magari trova un modo di indicare me, in via diretta o in via non diretta, di svegliare qualcosa. Tu usi in modo corretto le tue correnti.

Se, invece, tu, come prima cosa, metti al centro un soggetto, magari anche molto bisognoso di aiuto, magari che ti sembra perso e disperato o altro, ma se metti lui in primo piano, vuol dire che userai le energie a sproposito, vuol dire che tradirai sia te che me.

Perché io mi espando dentro le tue situazioni nella misura in cui tu sei in regola con te stessa, quindi metti te stessa in primo piano. Se tu non metti te stessa in primo piano, è come se tu facessi inciampare me, perché io non posso entrare dentro le situazioni, io non posso, diciamo, arrivare fin dove tu fai le cose, se non passo attraverso te stessa come una centralina. Centralina che, prima di tutto, serve te/se stessa, conosce te/se stessa, è in pace con te/se stessa.

Io non posso arrivare ai lati remoti del tuo volume esistenziale, senza passare attraverso la connessione diretta a te. Ma tu, questa condizione, me la rendi operativa, mi inviti ad usarla, solo quando sei presente in primo piano. Altrimenti ciò che possono essere altre persone nella tua esistenza e che per te sono reali, bisognose d’aiuto etc., per me diventano delle cose sconnesse, non posso centrarle con il mio flusso, non posso aiutarti con le mie energie, con la mia forza, perché tu stessa mi precludi la possibilità di farlo.

È molto importante, con tutti, che tu metta in primo piano il tuo servizio verso te stessa: tecnicamente parlando è così, ti sto spiegando che è così, non è quindi una questione emotiva o di sacrificio o “lui ha tanto bisogno di me e allora il mio amore verso di lui viene prima di ogni altra cosa”.

Se tu non sei in primo piano con il tuo servizio verso te stessa e del tuo conoscere te stessa, niente di tutto ciò può avere dei risultati importanti e duraturi, tanto meno i risultati della trasformazione effettiva.

… Le attuali correnti del pensiero umano servono quei meandri della realtà che saranno sempre più senza corrente, saranno sempre meno attivi. Le correnti del pensiero, a loro volta, possono esprimere in vari modi questo smarrimento, questo senso di panico, di perdita, possono anche essere un tentativo di sciogliere la tensione come un’auto-terapia.

Ciò che sentirai a livello del pensiero, intanto, saranno sempre di più solo dei frammenti di pensiero.

Posso dirti che non è proprio possibile che arrivi un pensiero, sensato, completo, fatto bene. Non esistono, saranno sempre più dei frammenti del pensiero. I pensieri della vecchia realtà possono dissolversi, così, nel nulla, senza avere delle conseguenze, senza lasciare traccia. Sono come dei grumi dello spazio che, più o meno, impazzisce, e allora sparge in giro dei frantumi. Tu non reagire a questi frantumi, perlomeno non analizzarli, e tanto meno non cercare di attribuire loro un senso che non hanno e non hanno nemmeno mai avuto…

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