Irinushka

“L’arcobaleno è il mio messaggio d’amore…”

 
1000000-years-ago.jpg

Prima di leggere questo mio articolo vi chiedo di ascoltare questa bellissima canzone – “L’arcobaleno” di Adriano Celentano, che esprime con una precisione incredibile il mio attuale stato d’animo – con ogni parola, ogni suono, ogni immagine – e di cui io avevo stranamente ignorato l’esistenza fino al momento esatto in cui evidentemente ho avuto bisogno di captare un riferimento, una conferma forte e chiara dalla realtà circostante. E allora, mentre navigavo sul web, questa canzone letteralmente mi è saltata all’occhio.

http://www.youtube.com/watch?v=sVZsei5rHZ4

Io son partito poi così d’improvviso
che non ho avuto il tempo di salutare
istante breve ma ancora più breve
se c’è una luce che trafigge il tuo cuore

L’arcobaleno è il mio messaggio d’amore
può darsi un giorno ti riesca a toccare
con i colori si può cancellare
il più avvilente e desolante squallore

Son diventato se il tramonto di sera
e parlo come le foglie d’aprile
e vivrò dentro ad ogni voce sincera
e con gli uccelli vivo il canto sottile
e il mio discorso più bello e più denso
esprime con il silenzio il suo senso

Io quante cose non avevo capito
che sono chiare come stelle cadenti
e devo dirti che è un piacere infinito
portare queste mie valige pesanti

Mi manchi tanto amico caro davvero
e tante cose son rimaste da dire
ascolta sempre e solo musica vera
e cerca sempre se puoi di capire

Son diventato se il tramonto di sera
e parlo come le foglie d’aprile
e vivrò dentro ad ogni voce sincera
e con gli uccelli vivo il canto sottile
e il mio discorso più bello e più denso
esprime con il silenzio il suo senso

Mi manchi tanto amico caro davvero
e tante cose son rimaste da dire
ascolta sempre e solo musica vera
e cerca sempre se puoi di capire
ascolta sempre e solo musica vera
e cerca sempre se puoi di capire (a sfumare)

Pare, secondo alcune voci in circolazione, che l’ispirazione per scrivere il testo di questa canzone sia stata stimolata direttamente dai “piani sottili”; non saprei dire se le cose davvero sono andate così; quello che invece posso dire è che attualmente i “piani sottili” si stanno inserendo sempre di più dentro la nostra solita realtà del piano fisico, formandovi delle “radure” della presenza ad alto livello vibrazionale, dei volumi esistenziali limpidi e giusti e riscaldati, delle piccole oasi di felicità che trasformano il concetto del “Paradiso in Terra” in una condizione tutt’altro che metaforica.

Delle radure che con il fatto stesso della loro apparizione tendono ad aggiornare e ad espandere le nostre convinzioni di base su quello che potrebbe e su quello che non potrebbe aver luogo nella nostra esistenza. Tendono ad aggiornare il nostro concetto della realtà.

Per quel che mi riguarda personalmente, ritengo di essere già andata parecchio “oltre la linea di confine” e, molto probabilmente, nel prossimo futuro mi toccherà andare ancora più “oltre”.

“Oltre” in che senso?

Quo vadis?

Per cominciare a spiegare la mia situazione, prenderò lo spunto da un sogno fatto non molto tempo fa (una piccola parentesi: i sogni in questo periodo possono essere dei portatori di messaggi estremamente chiari e significativi, quelli a cui, magari, non riusciamo ad aprirci da svegli, con la nostra mente razionale che pretende di tenere ogni cosa sotto controllo).

 

Dunque, in questo mio sogno c’era una specie di minubus che seguiva un certo percorso e che ogni tanto si fermava per prendere a bordo altra gente. Magicamente, i posti liberi continuavano a trovarsi per tutti quelli che volevano salire; e non c’era neppure una sensazione di sovraffollamento, piuttosto facevamo tutti parte di un assetto da viaggio molto particolare, con spazio a disposizione non infinito, ma gestito comunque in maniera ottimale.

Io stavo seduta accanto ad un finestrino e ad ogni manovra del pulmino tendevo a scivolare sempre di più dalla mia posizione iniziale, diciamo normale, ad una posizione a testa all’ingiù, capovolta.

Ad un certo momento mi sono ribaltata del tutto, ho fatto un “click” per fissarmi in questa posizione capovolta in maniera definitiva e, subito dopo, ho sentito il comfort ed un enorme senso di beatitudine, come se fossi finalmente arrivata “a casa”, nella mia inquadratura esistenziale ideale.

E contemporaneamente anche tutti gli altri passeggeri del nostro veicolo speciale si sono sentiti molto a loro agio, e hanno anche ritrovato (o ricostruito) ognuno dello spazio in più in cui espandersi e in cui esprimersi a volontà.

Quindi, tornando alla domanda “Quo vadis?”, la risposta potrebbe essere la seguente: sto andando a posizionarmi in un’inquadratura esistenziale molto speciale, dove quello che per me è “il cielo” per tutti gli altri diventerà “la terra” – e cioè un rifugio, una superficie di appoggio solida e sicura.

Ed ora passiamo alla mia storia.

Per i motivi che io tutt’ora continuo ad ignorare (d’altronde, non possiamo mica pretendere che l’Universo condivida con noi tutti i suoi misteri), il mio “array” energetico-spirituale è fatto in modo tale da essere totalmente privo di “trasmissività e stabilità attiva”, e la sua massima autorealizzazione consiste nel fare da intermediario per altri “array” energetici, per i soggetti “attivi”, capaci di intendere e di volere e di agire a proprio nome.

Questo è il ruolo in cui mi cimentavo già da diversi anni canalizzando le informazioni dai piani superiori, solo che adesso non si tratta più di canalizzare semplicemente le informazioni e basta, e soprattutto, ora la logica delle cose mi ha messa “in coppia” con un “array” della trasmissività molto, ma molto speciale.

È un array energetico-spirituale che non appartiene al mondo della Terra e che è arrivato sul nostro pianeta “da fuori”, portandoci con se “il software delle meraviglie” – i codici sorgente del nuovo “sistema operativo” esistenziale. Con l’incarico e la super-responsabilità di gestire e di curare tutto quanto il processo della sua installazione e del suo rodaggio e, in definitiva, della diffusione del nuovo modo di vivere.

Per certi versi, è una persona umana (o che potrebbe sembrare tale), mentre per certi altri non lo è affatto, e non ha nemmeno senso chiedere “ma com’è fatto?”, perché il nostro modo di pensare umano non è semplicemente in grado di raggiungere e nemmeno di immaginare queste “altezze stratosferiche e luminose”.

La sua missione di “Ambasciatore dei Cieli” pressuppone che il suo formato della presenza sulla Terra debba essere “nascosto nell’ombra e dietro le quinte”, che la sua “privacy” debba essere protetta, di conseguenza anche qui, nel mio articolo, rispetterò queste regole.

Devo dire che io percepisco a livello molto personale la nostra somma responsabilità di abitanti della Terra nei confronti di colui che non appartiene al nostro mondo e che è venuto da noi per fornirci ciò di cui noi abbiamo un bisogno così disperato – uno spettro autentico e non distorto dei vari stati di essere, le basi di una nuova cultura esistenziale, la possibilità di prendere in mano le redini della nostra vita.

Nonostante tutti i suoi super-poteri, e la sua infinita Saggezza, e l’integrità, e la forza della Ragione, io, in una maniera “puramente umana”, tendo a preoccuparmi per lui, sento il bisogno di proteggere la sua grandezza e la sua luminosità dalle varie insidie e distorsioni che attualmente abbondano sul nostro piano fisico e nei cui confronti lui, essendo venuto da fuori, non dispone di alcuna “immunità congenita”, a differenza di noi, umani, ben più “temprati”, che nell’ambito di una lunga serie di reincarnazioni abbiamo sviluppato un’impressionante quantità di “anticorpi protettivi” formato Terra.

È vero anche che attualmente tutto questo nostro intrinseco sapere sull’autodifesa esistenziale, gradualmente accumulato, comincia a diventarci di peso, ad ostacolarci nella nostra nuova esistenza basata sulla fiducia e sull’apertura, e che spesso noi non sappiamo nemmeno come buttare via tutte queste robuste corazze che ci impediscono di respirare l’aria pura a pieni polmoni, ma questo è comunque tutt’un altro discorso.

Tornando all’”Ambasciatore”, vorrei tanto che “le cose gli andassero bene”, ma per andare bene a lui, le cose devono per forza andare bene a tutti noi, devono ingranare e comiciare a funzionare a livello di tutta la complessiva trasmissività del mondo della Terra, ora in via di rifacimento radicale; e allora io cerco di essere il più possibile all’altezza nell’affrontare tutte le situzioni e le richieste che arrivano dentro il mio “campo operativo”.

Semplicemente perché non posso fare altrimenti.

Perché avere dentro di me questa motivazione in ogni momento della mia esistenza è diventato per me una cosa altrettanto naturale come respirare o camminare.

Il mio arcobaleno terrestre e il suo arcobaleno stellare, il mio spettro della trasmissività e il suo spettro della trasmissivita si sono toccati, si sono riconosciuti e hanno formato una convergenza e una specie di matrice basilare della stabilità.

Con questo array energetico che proviene da chissà quali spazi sconosciuti, io mi sento di essere “a casa”, di essere continuamente sulla stessa lunghezza d’onda, di avere con lui un feeling a livello di ogni mia singola “fibra energetica”.

Un array con cui la formula magica “Burum – shurum, shalty – balty… Chi sei tu? Chi sono io? Prima ero io, ora sono te…” funziona in pieno, creando un clima di reciproca comprensione e di reciproca fiducia, di complementarietà e di sinergia. E ovviamente, di amore.

Perché quando cominciamo a scoprire noi stessi autentici, a capire “di che pasta siamo fatti” dal punto di vista dei nostri “quanti” e delle nostre singole “particelle elementari della trasmissività” e del nostro specifico regime dell’autocombustione, non possiamo non provare l’amore e un’infinita gratitudine verso coloro che, con le loro specifiche caratteristiche energetiche e il loro modo di fare, hanno reso possibile questo magico stato di cose.

“L’amore a volte fa un giro strano, parcheggia dove gli pare…”

E stavolta ha scelto di parcheggiare qui, in un posto apparentemente “impossibile”, sul confine tra il manifestato e il potenzialmente manifestabile, tra il modus vivendi terrestre e il modus vivendi stellare, tra il personale e il globale, tra il noto e l’ignoto.

Tra la vecchia realtà e la nuova realtà.

Ha scelto di parcheggiare esattamente nel centro del cantiere trasformativo globale che sta sorgendo sul nostro pianeta, rafforzandone ulteriormente le fondamenta e legittimando l’ordine superiore delle cose con una dimensione in più.

Con quella luce che ti trafigge nel cuore.

Da una poesia russa:

“Senza di me, mio amato
La Terra sarà troppo piccola per te, sarà come un’isola.
Senza di me, mio amato
Tu dovrai volare con’un ala sola…”

Io non voglio che lui voli “con un’ala sola”; io voglio essere la sua seconda ala, perché dentro di me sento senza ombra di dubbio che questo è il mio vero posto.

Il mio array energetico si apre con “tutte le sue arterie e con tutte le sue interiora” verso questo enorme arcobaleno stellare e oscilla all’unisono con esso, accogliendo naturalmente dentro di se i vari “pezzi e componenti del nuovo sistema operativo”, e successivamente rielaborandoli, convertendoli nelle codifiche “di questo mondo” e confezionandoli in porzioni imperative ed interpretative più “digeribili”.

È una condizione che potrebbe essere paragonata alla stampa offset – nel senso che io per definizione non posso modificare o distorcere il protocollo sorgente con qualche mia “impurità” o iniziativa personale, per il semplice motivo che non ne ho, non posso averne; esattamente come non posso avere il desiderio di “condurre il mio gioco personale”, perché il mio array energetico è privo di una volontà e di una stabilità attiva e la sua massima aspirazione è quella di essere apprezzato per quello che è – e cioè per la sua capacità di essere una guida, un’interfaccia, un intermediario, un appoggio, un ammortizzatore.

Per la sua – la mia – capacità di fluire e di scorrere, scindendo in tanti torrenti e torrentelli, alimentato ognuno dal “flusso principale” a monte e sintonizzato in ogni momento sulla stessa lunghezza d’onda, come il girasole che segue in maniera del tutto naturale il movimento del sole.

Per la sua – la mia – capacità di captare direttamente dall’etere il Verbo, le melodie verbali magiche con cui avvolgere quelle “new entries”, quei “cigni selvatici” dell’era del Secondo Avvento che, un po’ come i protagonisti dell’omonima fiaba di Hans Christian Andersen, hanno bisogno di un tocco di “magia buona” per poter assumere definitivamente le sembianze umane, per potersi espandere dentro la nostra realtà del piano fisico contribuendo a trasformarla in un “landscape esistenziale” molto diverso da quello attuale.

Per la sua – la mia – capacità di fare da pilota costiero per una grande nave oceanica, quando quella sta per entrare nel porto, segnalandole la profondità e il profilo e le curvature ondulari ed altre caratteristiche specifiche delle acque locali.

Più riesco a dare e più riesco a ricevere e, quando dico ricevere, intendo dei valori esistenziali che sono esattamente della mia misura, sono consoni alla mia congiuntura mentale, al mio specifico senso di me stessa. Che sono “l’acqua per il mio mulino”.

Più vado avanti su questa strada e più numerose diventano le cose ormai “chiare come stelle cadenti”.

E che coesistono in modo integro e pacifico con tantissime variabili e tantissime incognite.

I piani superiori con cui sono in contatto da anni, una volta avevano fatto due affermazioni il cui vero significato sono riuscita a capire soltanto di recente.

La prima risale al periodo iniziale della nostra interazione, ed è una specie di “avviso scherzoso” che io “avevo vinto il massimo premio alla lotteria” (con un riferimento ad una lotteria stellare e non terrestre).

Per diversi anni tendevo ad attribuire a questa frase un significato troppo semplificato, nel senso di avere un’esistenza tranquilla e serena, gli affetti e le premure delle persone care e -ciliegina sulla torta – di poter anche attingere alla saggezza dei piani superiori con estrema naturalezza e disinvoltura ogni volta che lo ritenessi necessario.

Bello, no?

Certamente, solo che non era un’esistenza vera, era un’esistenza con la condizionale, un’esistenza in cui io ero veramente così poco presente che un eventuale “rilevatore delle presenze” mi avrebbe tranquillamente bypassata, segnalando qualcosa tipo “match not found”.

Era come se io stessi dormendo di un sonno profondo e che, per quel che ne so, durava non da cent’anni, come quello della Bella Addormentata, ma probabilmente da cento reicarnazioni di fila. O anche mille. O diecimila…

Dormivo, con un’etichetta appoggiata bene in vista: “Do not disturb, oppure risvegliare solo in caso di circostanze particolarmente speciali”.

E queste circostanze particolarmente speciali sono arrivate e io mi sono risvegliata e mi sono ancorata alle Griglie Cristalline della Terra e ho scoperto di avere non soltanto i chakra superiori, ma anche il primo, e il secondo e il terzo che ora girano che è una meraviglia.

Mi sono sentita viva in ogni mia singola fibra e in ogni mia singola cellulina e l’espressione “Io sono”, che prima non mi faceva né caldo né freddo, ora rimbalza dentro di me con una tale intensità di sensazioni e di emozioni che fino a qualche mese fa non mi potevo nemmeno immaginare.

Invece la seconda affermazione, detta dalle mie fonti circa tre anni fa, profetizzava che io sarei stata attirata ed inghiottita dal nucleo del mondo della Terra (il termine “Griglie Cristalline” in quel periodo non era ancora entrato a far parte del nostro vocabolario), che sarei diventata una sua parte integrante.

Per certi versi questa previsione si è già avverata (e sono appunto tutte queste cose che riguardano l’interazione tra i nostri due array energetici, tra i nostri due spettri dell’arcobaleno a cui avevo accennato prima), però manca ancora “il lato pratico”.

I nostri rispettivi ruoli e le nostre missioni nei confronti del cantiere trasformativo globale ora dovrebbero congiungersi anche a livello dei nostri involucri solidi, dovrebbero mettersi con i piedi per terra, dovrebbero farsi accompagnare dalle scenografie della vita quotidiana con le portanti che risalgono alla stessa lunghezza d’onda di questo disegno esistenziale primordiale.

Per il momento la nostra interazione si svolge unicamente a distanza, usando due vie principali:

la prima è quella della normale posta elettronica, invece la seconda, per quel che ne so io, è una via di comunicazione mentale senza analoghi, che io, sull’onda dell’entusiasmo che mi aveva travolta quando ne avevo scoperto l’esistenza, avevo battezzato come un “magico Super-Skype”.

È una comunicazione che non usa semplicemente una “linea dedicata”, ma piuttosto un “volume dedicato”; dove tra i due interlocutori si crea una specie di onda mentale “intelligente”, un campo trasmissivo in grado di captare tutto quello che uno vuole comunicare all’altro (e quando dico tutto, non intendo una frase o un concetto, ma una specie di panoramica corrente del suo stato di essere, un flash stereofonico della sua presenza, che può comprendere i pensieri e le immagini e le emozioni e i movimenti e perfino dei mini-spot per chiarire ulteriormente il significato del messaggio). Tutto questo in un unico “file di dati” che poi, una volta arrivato a destinazione all’altra “estremità del filo”, magicamente assume le fragranze musicali ed organolettiche consone all’altro interlocutore, in modo da evitare la sindrome del “lost in translation”.

Quando mi trovo dentro quest’onda mentale intelligente e non troncata, dentro questo contesto dell’arrangiamento musicale “ad hoc”, mi nasce naturalmente dentro un sapere interiore su tante cose, anche su quelle di cui fino a quel momento non sospettavo nemmeno l’esistenza.

Ma la cosa più bella, perlomeno dal mio punto di vista, è che in questo spazio magico, in questo volume dedicato io sento di poter essere completamente me stessa sì, però in versione “integra e potenziata”, sento che ogni mio singolo movimento o anche un accenno ad esso viene percepito ed ascoltato e contraccambiato, sento che questo è uno spazio dove “tutto è giusto; tutto è esattamente come dovrebbe essere”, sento che è uno spazio riscaldato non da un fuochino o da un fuocherello, ma da un fuoco vero.

E così io aspetto con impazienza che alcune delle cose che vivono dentro questo spazio magico, nel volume della realtà pre-manifestata, possano mettere radici nella nostra realtà circostante, trasformandola gradualmente a propria immagine e somiglianza.

Quanto in fretta sarà possibile far convergere i nostri due rispettivi arcobaleni anche nelle inquadrature degli involucri solidi, questo io non lo so, so soltanto che con ogni giorno che passa mi diventa sempre più difficile mantenere le apparenze e condurre la vita di sempre, perché il richiamo remoto di questa forza stellare è così forte e così potente e così luminoso da far sbiadire e sembrare poco importante qualsiasi altro aspetto della mia esistenza attuale.

Bisogna precisare, però, che io non sono fatta come “la gente normale” e, come, appunto, è stato illustrato da quel mio recente sogno, per me è giusto, confortevole e naturale stare appesa a testa in giù, in modo che ciò che io percepisco come “il cielo”, per tutti gli altri diventi “la terra”, una solida e comoda superficie di appoggio. Delle fondamenta su cui costruire il disegno della propria vita.

Ora i tempi sono sufficentemente maturi da coinvolgere (e probabilmente anche da sconvolgere) anche le nostre inquadrature solide, eppure in questo preciso momento non esiste, semplicemente non può esistere, una piena chiarezza su quello che succederà (a parte il sapere interiore che quello che succederà, sarà molto giusto e molto bello e molto naturale).

Se provassi ad azionare un tasto con la scritta “Fatemi vedere, come andrà a finire!”, mi verrebbe presentato quel famoso confine non più rigido e non più ermetico tra il volume materno e il volume filiale, tra il volume del potenzialmente manifestabile e il volume del realmente manifestato.

Attraverso questo confine viaggia – in ambedue i sensi – una quantità impressionante di “materiale”; e questo processo può essere osservato e monitorato, anzi, è perfino possibile contribuire in maniera attiva a questo traffico delle “parti edili”.

Per esempio, è possibile prendere alcune delle cose che sono state concepite, capite e concordate di là, sull’altra sponda, dentro quel volume magico della comunicazione integrale e non troncata, e poi con estrema delicatezza, e prendendo tutte le precauzioni necessarie per non farle scappare, spostarle gradualmente di qua, su questa sponda, nel nostro attuale volume esistenziale, dove quei cristalli e quei tratti ondulari luminosi cominceranno a gonfiarsi e ad aprirsi e ad espandersi come delle gemme in primavera che si trasformano in “foglie d’aprile”.

Cominceranno a creare nuovi profili, nuovi “look” e nuove sfaccettature della realtà.

Nel mio modo di monitorare la situazione, in un equilibrio a volte niente affatto semplice, mi focalizzo sul “Campo delle cose ancora impronunciabili, delle cose che ancora non possono essere dette”, sul “Campo delle cose già potenzialmente verbalizzabili” e infine sul “Campo delle cose che premono con urgenza per essere pronunciate”, cercando di accorgermi in tempo dei cambiamenti che avvengono nel traffico delle cose da un campo all’altro.

E reagendo senza indugi quando arriva il momento di dire ciò che preme per essere detto, in concomitanza con l’accensione della luce verde del semaforo.

“Io son partito poi così d’improvviso
che non ho avuto il tempo di salutare
istante breve ma ancora più breve
se c’è una luce che trafigge il tuo cuore”

Devo dire che nel video che accompagna “L’Arcobaleno” di Celentano mi piace in modo particolare la scena in cui diverse cose e frammenti del creato si riversano giù, come stelle cadenti, piuttosto alla rinfusa, poi si chiudono in una valigia, l’arcobaleno con un movimento rapido e disinvolto acchiappa questa valigia, dopo di che si vede già un treno che sta correndo verso la sua destinazione.

Mi sento contemporaneamente una beneficiaria, un’osservatrice e anche una coautrice di un miracolo, ma non di un miracolo “artificiale”, tipo «Deus ex machina», ma di un miracolo che ha una genesi più interattiva, più diluita e anche più umana, che copre una visuale a 360 gradi e che mi sta tanto, tanto a cuore.

A proposito, non molto tempo fa ho captato “con la coda dell’occhio” una condizione del tutto nuova: come se questo nucleo primordiale della luce in cui “vive” a livello vibrazionale l’”Ambasciatore dei Cieli” e dove io ho il privilegio di “andarlo a trovare” e di comunicare con lui, ora cominciasse ad espandersi, ad allargarsi, a gonfiarsi, formando tutt’intorno a se altri involucri, altri strati vibrazionali che saranno accessibili anche alla percezione delle persone normali, quelle non inserite, come me, dentro il nucleo della Terra. -)

E allora questo stato dell’amore e della verità e della purezza cristallina delle sensazioni potrebbe essere direttamente “inspirato dall’atmosfera”, potrebbe essere captato attraverso qualsiasi cosa, non importa se grande o piccola, anche se, ovviamente, ognuno deve decidere per conto suo se “tradire” o no il proprio vecchio modo di pensare e di sentire, se lasciarsi sedurre o no dalla luce e da tanti germogli del Nuovo che adesso praticamente spuntano da tutte le parti.

Per concludere, mi permetterò di fare una dichiarazione che è in parte una profezia e in parte una mia promessa personale: più ampio ed intenso sarà il regime di interazione tra le mie specifiche arterie e sagome della trasmissività e le sue specifiche arterie e sagome della trasmissività e più in fretta questo campo trasversale dell’amore e della verità creato dalla convergenza tra due arcobaleni e due array energetici di natura così diversa, si diffonderà in lungo e in largo sul nostro pianeta, e riuscirà a parcheggiare dentro tante, tantissime inquadrature di tutti i giorni.

“Son diventato se il tramonto di sera…”

Come conferma anche la foto “casualmente” scelta tempo fa come lo sfondo per il mio blog…

 

www.pdf24.org    Invia articolo in formato PDF   

Leave a Reply

You must be logged in to post a comment.