Irinushka

Cavalcando le onde… (prima parte)

A drop of water

Buongiorno a tutti!

È passato parecchio tempo dalla pubblicazione del mio ultimo articolo, in compenso adesso ne pubblico tre in un sol colpo… 🙂 OK, in realtà è un articolo solo, ma ho preferito suddividerlo in tre parti perché alla fine mi sono resa conto che c’era veramente “tanto” dentro e così sarà più facile assorbirlo.

Dunque dicevo, è passato parecchio tempo dalla pubblicazione del mio ultimo articolo e intanto cose magiche e straordinarie hanno continuato a succedere sul nostro pianeta, solo che noi queste cose magiche e straordinarie continuiamo a non vederle chiaramente, perché il nostro sistema percettivo non è ancora abbastanza ben tarato.

Un paio di mesi fa si è fatta avanti con insistenza l’idea di rinunciare all’uso esclusivo “del binario russo” per muoversi nello spazio della nuova realtà – quello che ormai quotidianamente si fa sentire nel nostro corpo e nei nostri pensieri, sotto i nostri piedi e sopra la nostra testa – e di coinvolgere nell’accompagnamento, nella riflessione e nel “ricalcolo” di questo movimento anche le caratteristiche energetiche e la natura ondulare di altre lingue con l’obiettivo di predisporre, in questo modo, un regime di monitoraggio più ampio, più ridondante, più sinergico, più multivocale, appellandosi, in particolare, alla maniera italiana e alla maniera inglese di vibrare e di succedere.

Il processo di riorganizzazione strutturale del sito si è protratto a lungo, illustrando in un certo senso il nostro stesso cammino, non sempre coerente e lineare, dagli stati esistenziali arcaici e compressi verso stati esistenziali più evoluti, più completi e più espansi, multidimensionali e multivolumetrici.

Verso quegli stati in cui le curvature energetiche del nostro “pensare – sentire” e il nostro dono della parola diventano una specie di tastiera personalizzata, assolutamente unica e fatta su misura, dotata di un set di tasti, di caratteri e di simboli tramite cui noi possiamo imparare l’arte di generare e di applicare i nostri regimi ideali di interazione con il mondo esterno.

Questo nostro migrare dalla condizione di una persona “sotto-manifestata” verso la condizione dove il nostro vero senso di sé sarà espanso e manifestato in tutta la sua grandezza, è già in pieno svolgimento, anche se, ovviamente, ognuno di noi ha un suo specifico piano di navigazione per approdare al Tutto.

Attualmente “l’etere” incoraggia con forza sempre crescente ogni genere di interazione e di scambio tra questi specifici piani di navigazione, li sollecita a mettere le proprie frammentarie scoperte ed intuizioni nel salvadanaio comune, in modo da creare una specie di “distribuzione del lavoro ondulare”, una complementarietà, un “caldo abbraccio di solidarietà” tra diversi regimi del giusto “pensare – sentire” ognuno dei quali, però, è ancora in via di sviluppo, non è ancora completamente sbocciato, non sa ancora con precisione come mettere se stesso a fuoco nel mondo esterno.

Il nostro portale, con la sua nuova struttura modulare dove ogni singola versione linguistica può vivere tranquilla ed indisturbata nella sua “ondulare casetta magica” e generare, conformemente alle sue specifiche caratteristiche vibrazionali, il suo unico ed irripetibile formato di “Karaoke spirituali”, beneficiando al tempo stesso dell’allacciamento centralizzato al “Quadro generale del Campo del Secondo Avvento”, si trova senz’altro in una posizione estremamente avvantaggiata, per “prendere il volo” e diventare la voce, anzi, “la colonna sonora multivocale”, dell’onda trasformativa.

Però tutti questi enormi vantaggi, questa “Pole Position” in cui ci troviamo posizionati grazie al volere del destino, di per sé non saranno sufficienti, se non verranno accompagnati dagli sforzi ed impegni personali, dalla nostra capacità di condividere i nostri “doni” con le altre persone, di far fluire in armonia le nostre specifiche onde verso l’oceano, invece di cercare di trattenerle tutte per noi, nella speranza di riuscire a trasformare miracolosamente il nostro guscio in una specie di oasi.

Dobbiamo imparare ad “eseguire e ad interpretare” le nostre esperienze esistenziali in maniera tale da permettere loro di diventare delle partiture all’interno dell’orchestra globale della trasmissività, di sviluppare degli effetti stereofonici e degli “eco” che mai e poi mai avremmo potuto avere o anche solo immaginare, vivendo da esseri “separati ed incompleti”.

E finché noi, volenti o nolenti, insisteremo nel circondare il nostro specifico cammino verso la Luce con una specie di barriera protettiva rigida, evitando di trasformare gli altri nei testimoni e nei partecipanti diretti di quello che succede a noi (per non esporsi troppo, per paura che gli altri non capiscano, per l’abitudine di tenere le nostre cose per noi, perché semplicemente non sappiamo come fare e per tanti altri motivi ancora), evitando di usare le loro specifiche “messe a terra” e le loro “radici” come parte integrante del nostro specifico “landscape” esistenziale, queste nostre esperienze continueranno a lasciarci parzialmente insoddisfatti e “freddi”, come se ci sfuggisse qualcosa di fondamentale.

Esse non ci permetteranno mai di vedere noi stessi riflessi nella giusta luce, perché per averla, questa giusta luce, è indispensabile coinvolgere tutta l’orchestra, tutto lo spettro della “Terra-visione”, e finché noi non sentiremo dentro di noi questo bisogno viscerale di coinvolgere il mondo intero nelle nostre “faccende personali”, queste nostre faccende personali continueranno a essere reali, vive e vegete solo a metà, continueranno ad essere sfuggenti, a girare in folle, ad ubbidire malvolentieri ai nostri comandi e al nostro volere. Continueranno a presentarci delle sfaccettature che ci renderanno perplessi e smarriti – proprio perché per approfondire, ricalcolare e risolvere queste perplessità non è oggettivamente possibile usare unicamente la nostra trasmissività locale, ci vuole la forza, la potenza e la sinergia di tutta la rete, di tutta l’orchestra globale.

Perciò più riusciremo a mettere in risalto i nostri contributi personali, e più ne beneficeremo tutti quanti.

E, a proposito di contributi personali, vorrei presentarvene uno veramente formidabile, dal mio punto di vista.

Salli, colei che si è occupata della realizzazione software di questo portale, mi aveva scritto diverse settimane fa una lettera in cui commentava alcuni aspetti tecnici inerenti alla ristrutturazione del sito. I lavori tecnici sono andati avanti secondo la loro logica e poi, di recente, ad un tratto io avevo visto questi suoi commenti sotto tutt’un’altra luce, e li avevo interpretati come una bellissima illustrazione metaforica del nuovo stato delle cose sul pianeta Terra.

Prima, dunque, io citerò questi commenti tecnici originari, e poi ve li “leggerò” usando una chiave di interpretazione alternativa.

“I siti possono essere semplici o complessi. Il tuo vecchio sito era un sito semplice.
I siti semplici sono formati da una certa quantità di pagine collegate tra di loro con dei link. Ognuna delle pagine visualizzate sullo schermo, esiste anche fisicamente sul server. E ogni pagina deve essere creata manualmente.

I siti complessi, come il nostro WordPress, non sono formati dalle pagine che tu vedi sullo schermo, ma dai programmi che creano queste pagine. E le generano non come pagine fisiche, ma come pagine virtuali. Cioè, nessuna delle pagine del tuo sito esiste da qualche parte sul server come un file separato, ogni pagina viene creata da zero ogni volta che la si cerca. Per questo motivo non è possibile cambiare una certa pagina (per esempio, “Il blog di Irinushka”), perché essa non esiste fisicamente e viene generata di volta in volta in modo dinamico. I programmi che ci sono a monte controllano tutti i criteri di cui erano stati forniti in precedenza e sulla base di questi criteri producono l’“output” richiesto – per esempio, il colore rosa e soltanto gli articoli scritti da te.

Ed ogni oggetto di questa pagina virtuale viene generato da un particolare programma, per esempio, c’è un programma che ha l’incarico di far sì che le parole “Il portale nato come Afrodite” siano esattamente nel posto in cui noi le vogliamo vedere. Proprio per questo motivo WordPress, Joomla e i loro simili vengono comunemente chiamati degli “engine”, oppure dei CMS, cioè dei Content Managment System.

E quindi per fare qualsiasi operazione sul nostro sito, scrivere degli articoli, commentare, modificare i colori e le forme ecc., bisogna accedere al pannello di amministrazione che gestisce tutto l’insieme di informazioni presenti sul sito in maniera dinamica – una cosa che non sarebbe possibile nel caso di un sito semplice, con le sue pagine fisiche separate.

Le eventuali modifiche nel funzionamento di WordPress possono essere fatte in due modi.
Il primo, che consiste nel cambiare i parametri da cui dipende la generazione della pagina, offre un mucchio di possibilità, però ha comunque i suoi limiti.

Invece il secondo modo per comunicare con WordPress comporta l’utilizzo di programmini supplementari (dei cosiddetti “plugin”) che permettono di ampliare le funzioni base del CMS (degli “engine”). Comunque anche qui ci sono delle pietre nascoste sotto la superficie. Alcuni “plugin”, prima di diventare operativi ed affidabili, ci fanno letteralmente diventare matti e ci fanno sudare sette camicie…”

Ecco, e adesso vorrei condividere con voi la mia “illuminante parabola”.

Si potrebbe dire che ciò che ognuno di noi sta cercando di fare equivale alla creazione del proprio “sito complesso” della realtà terrestre che non è più, come prima, un insieme statico ed appesantito di tante pagine fisiche separate della nostra esistenza, ma un quadro esistenziale compatto, fluido e dinamico, un contesto energetico-informativo integro ed indivisibile, formato dai raggi e dalle curvature del nostro “pensare – sentire”.

Il nostro “pensare – sentire”, con la sua natura ondulare dallo spettro ampio e non troncato, diventa la nostra piattaforma e il nostro “engine” che ci permette di impostare i criteri di base per generare i vari modi di essere presenti sul piano fisico, le pagine e le interfacce “apparentemente separate” della nostra interazione con il mondo circostante.

Noi acquisiamo in modo empirico il collegamento con il nostro individuale “Wordpress esistenziale” e con gli “engine” appena nati che d’ora in avanti determineranno il nostro modo di essere, il formato della nostra autopresentazione al mondo; sempre in modo empirico ci mettiamo a studiarli e a metterli a punto; sempre e ancora in modo empirico li mettiamo in funzione (a volte consapevolmente e a volte no); valutiamo la qualità della nostra presenza che è stata ottenuta, di quella realtà incantata che ci eravamo predisposti con il nostro “pensare – sentire”; cerchiamo di evidenziare le correzioni e le modifiche che potrebbe essere opportuno apportarvi; torniamo a studiare in maniera decisamente più approfondita i nostri “engine” e i nostri programmi esistenziali a monte; ed, eventualmente, possiamo anche decidere di trovare e di mettere al nostro servizio qualche “plugin”, per ampliare ulteriormente le nostre possibilità di creare e di gestire i siti del nostro interfacciamento al mondo.

La nostra nuova “realtà complessa” nasce come un’onda, come una sezione aurea dell’esistenza fabbricata secondo le nostre uniche ed irripetibili misure individuali, come un volume “ad hoc” dello spazio e del tempo che risale alla nostra specifica natura ondulare e parla la sua lingua.

Questo volume della nostra presenza nel mondo, generato in modo dinamico e che non può essere separato in singole semplici pagine statiche, non è altro che la nostra cinetica interiore che noi espiriamo fuori, sulla base dei criteri e degli obiettivi che derivano dalla nostra natura profonda.

Quando abbiamo bisogno di inquadrare, di manifestare o di confermare alla “luce del giorno” certi aspetti interiori del nostro essere, noi semplicemente scegliamo di succedere, ci permettiamo di fluire fuori, nell’intervallo vibrazionale del piano fisico, formando un letto del fiume degli eventi che risponde a questo nostro bisogno corrente.

Noi siamo i creatori dei nostri siti esistenziali complessi, però nello stesso tempo siamo anche dei visitatori e degli utenti che navigano dentro questo spazio della realtà non più statica, generata a monte dalle nostre onde mentali; e, mentre vi navighiamo, riusciamo a scoprire nuovi dati e nuove conoscenze, a ricalcolare meglio il nostro “profilo” energetico-spirituale, ad attirare delle risorse supplementari verso il nostro mulino, a scoprire tante nuove sfumature su come funziona la lingua del Tutto.

E naturalmente, i dati e le conoscenze che noi otteniamo navigando nella nostra corrente realtà del piano fisico, vengono successivamente elaborati ed importati dentro il nostro “engine”, dove noi possiamo usarli per passare al gradino successivo, per sviluppare nuovi approcci e nuove tecniche del nostro processo di “auto-debugging” e di “auto-ottimizzazione”.

In questo modo, noi possiamo viaggiare leggeri attraverso la vita, senza appesantirci con la zavorra della roba vecchia, di tutto ciò che è già appassito, di tutto ciò che un tempo, forse, ci apparteneva veramente e che ci faceva sentire vivi, ma che ora è diventato soltanto un involucro vuoto che non respira e non lascia respirare, un altro “pin” non più conduttivo sul nostro “connettore esistenziale” e di conseguenza non utilizzabile per far transitare da e verso di noi nuovi “freschi momenti di Verità”.

Ora possiamo permetterci il lusso di non tenere più in vita le vecchie pagine fisiche della nostra precedente autopresentazione al mondo, ma di generare al loro posto nuove pagine ed interfacce che verranno dinamicamente aggiornate, ricalcolate e riconfigurate dalla nostra “centralina di commando”.

Possiamo permetterci il lusso di rinunciare alla finta pelle a favore della nostra splendida pelle naturale, elastica e resistente, sensibile e protettiva, preziosa portatrice delle nostre innate, ma ancora non del tutto sviluppate, capacità di “groccare” (vedere nota sotto) e di diventare tutt’uno con l’esistenza.

Possiamo “essere” invece di “apparire”.

Le difficoltà stanno nel fatto che a nessuno di noi è stata precedentemente insegnata l’arte della creazione dei siti esistenziali complessi, e nemmeno le tecniche relative alla loro esplorazione; perciò noi dovremo sviluppare queste capacità in maniera empirica, utilizzando i vari mezzi di circostanza che “casualmente” ci capitano sotto mano.

E di questo parleremo nelle prossime puntate! 🙂
 

NOTA: per chi non sa nulla della parola groccare, i due link seguenti danno una prima infarinatura:

http://it.wikipedia.org/wiki/Grok

http://www.fantascienza.com/magazine/libri/5675/

 

www.pdf24.org    Invia articolo in formato PDF   

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