Irinushka

“Shine, shine, my star…”

Quando ho visto questa splendida foto, scattata da Massimo alcuni giorni fa da una finestra di casa nostra, l’impatto è stato così forte che non ho proprio potuto resistere all’impulso di costruirle intorno un’adeguata cornice verbale, attingendo a tale scopo allo stato corrente del mio pensare – sentire.

Che cosa succede sul pianeta Terra?

Succede che lo spettro dell’Arcobaleno Stellare (che io a volte chiamo la Maestosità, oppure la Mega-presenza, oppure l’Onda dell’Ambasciatore dei Cieli oppure con altri “pronomi” ancora, che mi tocca inventare sul momento per poter dire quello che io sento di dover dire, ma senza compromettere l’equilibrio) irrompe a precipizio nella nostra esistenza umana, pronto a viverci, a prendere la residenza onoraria sul nostro piano fisico e diventare una parte integrante del nostro modus vivendi e del nostro modus operandi.

È una forza veramente enorme e di una potenza sconfinata e che adesso letteralmente non “sta più nella pelle” nella sua vibrante impazienza di fluire fuori, di “uscire dalla gente”; di nutrire e di ricostruire con la sua essenza magica il landscape energetico del nostro mondo.

Questa forza ora non si limita più a farci semplicemente sapere che esiste, ma scuote e sollecita ed impregna il nostro attuale spazio vibrazionale, ci stimola e ci tenta con il suo richiamo stellare che ogni giorno giunge sempre più chiaro alle nostre orecchie umane: “Vuoi tu, la vecchia realtà del mondo della Terra, prendermi come tuo legittimo sponsor e come coautore di tutte le meraviglie che ti trasformeranno in “paradiso in terra”? Dimmi di sì, ti prego, dimmi di sì!”

Ciononostante, la risposta “Sì, lo voglio!” può solo essere data come risposta individuale.

Alla base di questa mega-trasformazione planetaria e del mutamento radicale della nostra cultura esistenziale si trova un approccio individuale, la libertà di scelta concessa per definizione ad ogni individuo vivente.

Perciò è compito nostro, spetta a noi, con il nostro pensare – sentire ondulare, definire il livello e lo spettro di intimità che noi vogliamo e siamo pronti ad avere con la Maestosità all’interno del nostro volume esistenziale.

Noi stessi dobbiamo decidere i termini della vicinanza che noi siamo disposti a concedere alla Maestosità, per poterla guardare “ad occhio nudo”, percependola come un nostro “living partner” soggettivo ed oggettivo, il partner su cui appoggiarci, il partner da stimolare e da eccitare, il partner con cui ballare insieme la danza del nuovo ordine delle cose, della nuova consapevolezza, del nuovo e giusto “succedere”.

A questo punto il discorso smette di essere astratto e si sposta direttamente sul piano pratico.

In che modo io posso attirare la Maestosità verso di me?

In che modo, tramite quali categorie esistenziali, io posso autopresentarmi ad Essa?

Che cosa io posso (e se posso) offrire alla Maestosità di così speciale ed unico, da stimolarla ad avvicinarsi a me, ad interessarsi a me, a voler “stare con me”; a voler muoversi all’unisono con me, a voler congiungere la sua trasmissività energetica con la mia?

In che modo io posso trasformare la condizione teoricamente possibile di vivere la mia esistenza come una specie di pas-de-deux con la Maestosità, in una condizione che succede davvero?

Io penso, anzi, sono sicura che noi dobbiamo offrire alla Maestosità non tanto le nostre specifiche qualità e i nostri pregi umani, quanto la nostra essenza profonda, la nostra fluidità ondulare, la nostra cinetica interiore, insomma, il nostro naturale modo di vibrare, di essere e di succedere.

Quel specifico “non-so-come-si-chiama-e-dove-si-trova” di cui noi siamo oggettivamente responsabili a livello della rete energetica del nostro pianeta, anche se dal punto di vista soggettivo facciamo ancora fatica a risvegliarlo, scavando a fondo dentro di noi, andando giù, sempre più giù, sotto i molteplici depositi ed incrostazioni dei denominatori comuni; sotto i vari vademecum esistenziali scritti da qualcun altro al posto nostro.

Vorrei citarvi alcuni frammenti della mia corrispondenza con una mia amica nonché membro attivo del nostro forum.

Io: “…Eppure a me sembra (nonostante i messaggi del channeling, almeno quelli che mi erano capitati ultimamente davanti agli occhi, affermino che noi dobbiamo prendere senza sentirci in imbarazzo per questo, perché è giusto così) che prima di tutto noi dobbiamo manifestare la nostra intenzione di dare, e solo su questa base attirare verso di noi gli eventi e le situazioni fatti su misura per noi, destinati ad essere vissuti ed interpretati da noi e da nessun altro.

Noi dobbiamo in qualche modo scoprire e mettere in bella mostra il nostro specifico modo di vibrare. La nostra specifica maniera di eccitarsi, di entrare in autocombustione e di riflettere la luce; insomma, quel nostro intrinseco dono che – per l’ordine naturale delle cose – ci è dato condividere con il mondo e che noi di conseguenza sentiamo di voler condividere con il mondo, e vogliamo farlo gratis, senza espliciti od impliciti calcoli di “do ut des”, ma semplicemente perché soltanto tramite questo dare incondizionato noi potremmo sentirci veramente apprezzati e ricambiati.

E questo bisogno incondizionato di dare, generato dallo slancio della nostra essenza profonda, quel nostro “oro colato spirituale”, (che, a differenza dell’oro metallico, può avere un’infinità di fatture e disegni vibrazionali), a sua volta attirerà verso di noi le unità di scambio più adatte all’uso quotidiano. Si tratterà dei frammenti dell’imperatività , degli stimoli e delle eccitazioni “di taglia e colore giusti” che hanno già stampato dentro il DNA del nostro disegno esistenziale e che di conseguenza faranno di tutto per aiutarci ad inquadrarlo e a seguirlo, a percepire il suo richiamo e le sue necessità correnti.

È come una specie di incantesimo purissimo, di incantesimo ad altissimo livello che noi facciamo nei confronti della Maestosità, nei confronti del Tutto, usando come mezzi magici la nostra intrinseca luminosità, la nostra integrità, il nostro vero ed autentico “Io valgo!”.

Ed è una cosa ben diversa da un semplice “chiedere” (“Non chiedete mai niente a nessuno, soprattutto a coloro che sono più forti di voi; saranno loro a venire da voi con le loro offerte, saranno loro a darvi tutto ciò che vi serve ”, come diceva Michail Bulgakov in “Maestro e Margherita”), non è vero?

Non è sufficiente essere semplicemente colui che chiede e che riceve ciò che aveva chiesto e poi eventualmente ringrazia; è molto meglio essere un benefattore e colui che è pronto ad assumersi la responsabilità di…(ed ognuno di noi ha una sua particolare sezione o spazio vibrazionale, o volume del living, dove ci è dato d essere benefattori, ci è dato di manifestare la nostra responsabilità primaria, ci è dato di eccitare lo spazio con la nostra natura ondulare e crearvi dei “miracoli di ordinaria amministrazione”).

E che sia questo nostro ruolo, questo nostro programma, questo nostro posizionamento esistenziale ad attirare verso di noi dei flussi, degli eventi, delle situazioni che vorranno essere i nostri beneficiari, che vorranno mettersi sotto la nostra tutela…”

Lei: “… È evidente che è meglio essere forti e ricchi (di qualcosa), invece che deboli e poveri (di qualcosa). Però, come la mettiamo con la nostra condizione di persone “sotto-manifestate”?
È bello quando una persona sa qual è il suo punto di forza oppure sa di possedere certe qualità, ma come faranno quelli che non riescono a vedere la giusta prospettiva, che pensano di non poter fare un granché, che credono di essere dei poveracci, mentre in realtà possiedono dei tesori?

Continua a venirmi in mente l’associazione con gli indigeni all’epoca delle Grandi conquiste: i conquistatori europei toglievano loro con facilità i loro tesori, convincendo loro che tutto questo ben di Dio non valeva niente, se paragonato ai prodotti portati dagli europei che, invece, altro non erano che un falso splendore, un’artificiale (e spesso distruttiva) forma di eccitazione.

Oppure l’essere umano usa già comunque il meccanismo del dare perché questo è uno suo stato naturale, ma proprio perché si tratta di uno stato naturale, lui praticamente ne rimane all’oscuro, non sa di averlo, e questo gli impedisce di riconoscere e di riscuotere gli eventuali premi e ricompense che gli arrivano in cambio, e intanto lui pensa di avere dei problemi esistenziali e vorrebbe esprimere il desiderio di non averli, ma non sa come fare?…”

Io: “… Probabilmente, è la domanda su chi è nato prima: l’uovo o la gallina?
Cioè, prima io prendo coscienza di me stessa dentro il mio specifico ed unico campo/regime della trasmissività energetica, realizzo di essere posizionata dentro il mio personale “slot” all’interno del Sistema e questa mia consapevolezza mi fa naturalmente nascere dentro il bisogno del dare incondizionato che a sua volta attira verso di me i miei giusti “pezzi di Lego” e “pixel” esistenziali; oppure prima viene generato il regime del dare incondizionato e questo slancio mi posiziona naturalmente dentro il mio legittimo “slot”, dentro il mio specifico campo energetico all’interno del Sistema e allora io comincio a viverci, a respirarvi, a succedervi, a godere la condizione della reciprocità di ampio formato con l’esistenza?

Se non ricordo male, per me queste due condizioni si sono verificate più o meno contemporaneamente (nel novembre dell’anno scorso, quando mi sono ancorata alle Griglie Cristalline della Terra), ma presumo che la dinamica possa essere diversa, a seconda della persona e del suo “compito”.

Per quel che riguarda l’espressione dei desideri, io per tutti questi mesi avevo usato e continuo ad usare questa formula magica inventata da me stessa: “Io voglio essere ciò che sono veramente”.
Io voglio volere, io voglio avere, io voglio fare, io voglio servire ciò è naturale per me (anche se magari non so come convertire e confezionare questo mio volere in categorie ed attributi comuni dell’esistenza umana).

E più io volevo essere ciò che sono veramente e più chiarezza acquisivo sulla mia natura profonda, sul mio throughput energetico, sul mio specifico formato di oscillare e di fluire, sul mio naturale modo di dare.

Più io volevo essere ciò che sono veramente e più forte si sviluppava in me il collegamento con la mia bussola interiore, la cui lancetta, nonostante varie perturbazioni atmosferiche, sfasamenti e assenze di sincronismo, silenziatori energetici, giri dell’incompensione e del non-senso ecc., con una notevole perseveranza insisteva, e continua tuttora ad insistere, sulla sua versione del “Nord” (con il “Nord” io intendo il sommo ed incontestabile riferimento per tutto il mio variopinto fluire e succedere quotidiano).

E che affermava e continua tuttora ad affermare che se io voglio davvero essere ciò che sono, allora devo andare là, nella direzione da lei indicata, “seguire il coniglio bianco”.

Mentre io imparavo a riconoscere e a seguire la voce di questa mia bussola, ad appoggiarmi sulla mia stabilità interiore, a prescindere da qualsiasi “certo” riferimento esterno, a volte andavo a sbattere contro delle porte ancora chiuse, oppure percepivo come già “vivibili” gli spazi che non lo erano ancora (che a livello della loro acustica vibrazionale non erano ancora del tutto “sbocciati”, che erano “vivibili con la condizionale”); mi procuravo dei bernoccoli e “pestavo i denti del rastrello” (con la nota conseguenza); una specie di equilibrista autodidatta che si muove sulla turbolenta linea di confine tra il “lecito” ed il “proibito”, a seconda di come tira il vento…

E tutto questo empirico autoricalcolo mi faceva diventare più forte e meno dipendente dai riferimenti esterni, qualunque essi fossero, anche da quelli che prima di allora mi sembravano così fondamentali da essere assolutamente irrinunciabili.

Guidata dalla mia bussola interiore, la quale, a sua volta, imparava a diventare una bussola sempre più “brava” e potente, io scoprivo nuove sfumature e caratteristiche organolettiche della mia “pasta vibrazionale”, quella “di cui sono fatta”, nonché imparavo a dosarla e a cuocerla in modo adatto, a scegliere “le ricette” giuste per presentarla al mondo esterno…”.

Ed ora vorrei che voi ascoltaste insieme a me questo brano misicale:

http://www.youtube.com/watch?v=hIkXK6rxt4c

Noir desir «Le vent nous portera»

«Je n’ai pas peur de la route
Faudrait voir, faut qu’on y goûte
Des méandres au creux des reins
Et tout ira bien là
Le vent nous portera

Ton message à la Grande Ourse
Et la trajectoire de la course
Un instantané de velours
Même s’il ne sert à rien va
Le vent l’emportera
Tout disparaîtra mais
Le vent nous portera

La caresse et la mitraille
Et cette plaie qui nous tiraille
Le palais des autres jours
D’hier et demain
Le vent les portera

Génetique en bandouillère
Des chromosomes dans l’atmosphère
Des taxis pour les galaxies
Et mon tapis volant dis ?
Le vent l’emportera
Tout disparaîtra mais
Le vent nous portera

Ce parfum de nos années mortes
Ce qui peut frapper à ta porte
Infinité de destins
On en pose un et qu’est-ce qu’on en retient?
Le vent l’emportera

Pendant que la marée monte
Et que chacun refait ses comptes
J’emmène au creux de mon ombre
Des poussières de toi
Le vent les portera
Tout disparaîtra mais
Le vent nous portera… »

Come nel caso dell’”Arcobaleno” di Adriano Celentano, la canzone che ha ispirato uno degli articoli precedenti del mio blog, mi sembra che “Le vent nous portera”, indipendentemente dalle intenzioni dei suoi creatori, si espanda e si allinei in modo incredibile con la dinamica del momento corrente, diventi una brillante chiave di lettura di quello che sta succedendo e, rivolgendosi ai nostri sensi invece che alla nostra mente razionale, ci guidi e ci educhi.

Questi “taxi pour les galaxies”, per esempio…

È arrivato il momento in cui i nostri “mezzi di trasporto” terrestri – i nostri movimenti, il nostro tran-tran quotidiano, la nostra vita di tutti i giorni, all’improvviso potrebbero diventare anche qualcos’altro: un “veicolo di trasporto intergalattico”, una connessione effettiva e tangibile tra noi e la Maestosità, tra la nostra esistenza nei nostri solidi involucri fisici e l’immortalità.

Solo che questi potenziali “taxi”, a loro volta, si sono scatenati a più non posso, ubbidendo, nei propri punti nevralgici, ai comandi e alle tarature fornite dalle Griglie Cristalline della Terra, invece che alle disposizioni e alle decisioni della nostra mente razionale e, di conseguenza, non è per niente facile sedervicisi dentro e farcisi portare da loro verso la nostra giusta destinazione.

A meno che noi non attiviamo, nel nostro approccio all’esistenza, insieme alla nostra razionalità e al nostro buon senso (che comunque continuano ad avere la loro validità, solo che questo non basta), anche un’altra componente del nostro essere e della nostra trasmissività energetica – il cosiddetto Irrazionale Superiore (da non confondere con un’irrazionale comune che è senz’altro una merce della quale il mondo della Terra potrebbe essere un super-fornitore, se mai nell’Universo esistesse la richiesta per l’importazione di questo genere di prodotto 🙂 ).

E questo Irrazionale Superiore dove lo troviamo?

Permettendo al nostro “punto di unione” (usando la terminologia di Carlos Castaneda che in questo contesto mi sembra molto appropriata, solo che io ci aggiungerei anche la parola “cristallino”: il nostro “punto di unione cristallino”) di risvegliarsi, di educarci e di farci capire chi siamo.

Perlomeno di aiutarci a notare le nostre specifiche particelle d’oro luccicanti, sparse qua e là, per poi, analizzando la loro consistenza e la loro configurazione ed altri dati ancora, risalire gradualmente ai nostri giacimenti auriferi esistenziali, secondo il classico modus operandi dei ricercatori d’oro. Risalire alla fonte di noi stessi.

Quando noi entriamo in contatto con la nostra “sezione aurifera esistenziale”, anche se solo tramite qualche piccola pagliuzza, cominciamo ad avvertire una differenza tra la lingua della Consapevolezza e il semplice pensare umano “rigido e limitato”.

La lingua della Consapevolezza, del nostro pensare – sentire ampio e non troncato, fa magicamente scomparire da dentro di noi “la convinzione di avere sempre ragione”, la pretesa di essere i portatori unici della verità, in quanto ci nasce dentro questa grande rivelazione – e cioè, che nelle condizioni delle rete energetica globale la verità non è altro che un “regolatore di traffico corrente”; un “cavalcavia”, un “flash termico” del nostro metabolismo energetico esistenziale, una foto corrente del nostro dinamico autoricalcolo, mentre non è per niente una “cosa a sé stante ”, un qualcosa di rigido e di duraturo, insomma, “un impianto fisso” per giudicare gli altri e per sentirsi inevitabilmente separati da loro, in quanto la loro verità non potrà mai essere uguale alla nostra.

« Ton message à la Grande Ourse
Et la trajectoire de la course
Un instantané de velours
Même s’il ne sert à rien va
Le vent l’emportera
Tout disparaîtra mais
Le vent nous portera …»

« Un’istantanea di velluto », il nostro momento corrente della verità, la nostra corrente mini-illuminazione…

La curvatura corrente della nostra onda, che si è formata in questo preciso momento e che ci permette di sentirci naturalmente uniti con il Tutto, “groccandolo”, ricostruendo il suo disegno corrente a livello del nostro pensare – sentire corrente, permettendogli di far parte della nostra individuale scala della fattibilità.

Ma questa “istantanea di velluto” “funziona”, “resta calda” e “parla” solo nell’ambito di quel particolare istante (che comunque dal punto di vista strettamente tecnico potrebbe durare anche qualcosina di più di un semplice istante), per poi scomparire, portata via dal vento e lasciando spazio alle nuove curvature ondulari con cui ci incroceremo e con cui dovremo parlare, sviluppando altre “istantanee” della nostra trasmissività, diverse da quella di prima.

Quindi, quando scopriamo che dentro di noi è naturalmente fiorita questa nuova impostazione dell’esistenza ondulare – la comprensione del fatto che se noi abbiamo ragione questo non vuol assolutamente dire che gli altri abbiano torto e quindi che non abbiamo più motivo di soffrire a causa dell’altrui incomprensione e che non dobbiamo più sentire il bisogno viscerale di difendere e di diffondere il nostro punto di vista perché “il vento lo porterà via comunque” ed è giusto così, insomma, che non dobbiamo più provare niente a nessuno, ma possiamo semplicemente rilassarci e danzare con l’‘esistenza il nostro pas-de-deux, cavalcando l’onda della nostra fluidità naturale – allora siamo decisamente a buon punto, possiamo essere veramente fieri di noi.

E a questo punto potremmo provare a fare un’altra cosa insolita.

Potremmo percepire questo nostro momento corrente della verità e dell’unione con il Tutto, questa nostra corrente mini-illuminazione, non soltanto come una semplice comprensione mentale, come un “click” che mette le cose al loro posto, ma come una specie di melodia o di ritmo interiore, come uno stato d’animo che vorrebbe essere “cantato” o “ballato” o “eseguito” da noi tramite qualche forma di movimentazione esterna, consona alla nostra maniera di essere presenti. Come una sorta di imperatività pura e cristallina nata dentro di noi che adesso ci spinge ad accompagnarla fuori, a presentarla al mondo.

A questo punto vorrei proporvi una specie di auto-test che potrebbe esservi d’aiuto nella costruzione delle vostre specifiche interfacce esistenziali con la Maestosità.

Come spunto, prendiamo questa (una volta?) comunissima formula di saluto in lingua inglese: «Нow do you do?»

Un equivalente di “Ciao! Come stai? Come ti vanno le cose?” ecc., però, queste parole si potrebbero anche interpretare in un altro modo, “giocando” sulla traduzione “letterale” delle parole che compongono la frase:

«Нow do you do?» = “Come fai a farlo (quello che fai)?”
“Fammi capire come funziona il tuo regime di trasmissività, raccontami i segreti della tua cinetica interiore, il tuo modo di gestire le eccitazioni, di vibrare, di succedere…”
“Fammi vedere chi sei, come sei fatto in profondità, aiutami ad entrare in sinergia con te…”

Ed ora provate a scoprire verso che cosa (verso quali aspetti e componenti e manifestazioni esistenziali del mondo della Terra, che non necessariamente devono essere quelli dei rapporti interpersonali) vi sembra di voler indirizzare questa specie di saluto primordiale che viene dalla profondità della vostra anima.

Provate a percepire quel vettore, quella freccia che indica le vostre vere priorità, le manifestazioni e le sfaccettare esistenziali che vi attraggono e vi interessano “a livello viscerale”, con cui voi sentite naturalmente di voler avere a che fare, con coi voi immaginate di avere una specie di “parentela metafisica”, di parentela a livello vibrazionale.

Più sarete onesti nel generare questo vostro spontaneo e non prevenuto saluto strutturale rivolto verso il living e nel registrare quegli specifici indirizzi di destinazione verso cui tendono a scorrere le correnti limpide e non distorte del vostro essere, e più riuscirete ad avvicinarvi al “mittente”, a voi stessi in quanto sorgente, a quello che siete veramente…

Secondo questa logica: “se io sento di poter naturalmente entrare in risonanza con questo e con quell’altro, se io voglio abbracciare naturalmente con il mio pensare – sentire, con tutto me stesso questo e quello, allora io sono colui che…”

Io non so che cosa riuscirete a mettere al posto dei puntini. Forse niente. Forse qualche traccia preliminare di risposta. Forse un qualcosa di decisamente non verbalizzabile…

Ma in tutti i casi, sarà un modo per segnalare al Sistema che vi sentite pronti per entrare in gioco, che le vostre eccitazioni individuali ora si riconoscono come una parte integrante del nuovo Sistema Operativo esistenziale e della rete energetica globale, che il “software installato nel vostro browser” vi spinge ad abbandonare le vecchie maniere esistenziali di intendere e volere, sostituendole con qualcosa di diverso.

E allora, proprio come succede con Windows, il Sistema diagnosticherà il vostro stato corrente (lo stato corrente del vostro browser, della vostra natura ondulare) e vi proporrà eventuali “aggiornamenti da installare”. Però, a differenza degli aggiornamenti standard scaricabili attraverso Internet, qui il Sistema vi proporrà degli aggiornamenti strettamente personalizzati e che non potranno essere scambiati ne condivisi tra un utente e l’altro.

Perché non siamo assolutamente uguali, anche se viviamo tutti sulla Terra.

E, ovviamente, continuando ancora con la logica di questa metafora informatica, voi siete sempre liberi di decidere se e quando installare gli aggiornamenti proposti dal Sistema.
Per esempio, potete rispondere qualcosa del tipo “Sono occupato, preferisco decidere dopo”.

E nessuno vi farà pressione, perché è estremamente importante che in questa autoricostruzione ognuno possa seguire i propri ritmi naturali.

D’altro canto, se uno è eccessivamente lento e inerte (eccessivamente non rispetto agli altri, ma rispetto a se stesso autentico), il Sistema potrebbe a sua volta essere contagiato da questo suo procedere lentissimamente e allora si regolerà di conseguenza.

Ed ora torno di nuovo a questo dialogo con la mia interlocutrice, la quale per il momento dice di non saper ancora “che cosa lei possiede di così prezioso da offrire alla Maestosità”, anche se, dicendo questo, tutti i santi giorni, con una spontanea generosità e sensibilità e senza rendersene conto, continua ad offrire al prossimo, me compresa, l’accesso al proprio potentissimo “diapason vibrazionale” 🙂 .

Io: “… Mi sembra che sia proprio la natura ondulare la chiave di tutto, anche se in questo momento non posso spiegarlo in modo coerente.

Ti ricordi Stephen King con i suoi “Langolieri”?

Intendo quella particolare rivelazione che un’onda (il passaggio di un’onda di un certo tipo) “eccita e ricarica completamente lo spazio” e di conseguenza potrebbe in pochi istanti trasformare uno spazio vibrazionale abitabile in uno spazio dove la vita non c’è più e viceversa.

E quindi è possibile che un certo spazio, un certo contesto esistenziale di per se sia perfettamente abitabile, ma se esso non è stato risvegliato, eccitato e poi riconfigurato nelle sue particelle energetiche elementari conformemente alle esigenze della nostra natura ondulare, allora il nostro contatto con questo spazio potrebbe essere pieno di spifferi, di disagi, dei vari “lost in translation” o semplicemente nullo.

E allora forse non è il caso di cercare di risistemare il nostro spazio esistenziale “manualmente”, sprecando tantissime energie ed ottenendo dei risultati decisamente poco brillanti; forse si potrebbe applicare un altro approccio – quello ondulare, appunto, espirando fuori la nostra legittimità originaria, ciò che noi siamo veramente, per “incantare” ed eccitare con questa onda magica ed onnisciente lo spazio della realtà esterna e sensibilizzarlo sulle nostre frequenze.

Inquadrare, abbracciare e riempire questo spazio esterno con ciò che siamo, con l’onda del nostro pensare – sentire forte, libero e riscaldato.

Eccitarlo e plasmarlo secondo il nostro giusto ed armonico modus vivendi, popolandolo con gli eventi ed i processi che sono imparentati con la nostra trasmissività energetica e la nostra congiuntura mentale e che noi possiamo vivere come una manifestazione perfetta della nostra fattibilità, dei nostri cicli operativi .exe e .com.

Io sono sicura che soltanto un’onda che risale al nostro “Voglio essere ciò che sono veramente”; “Voglio essere presente nel mondo conformemente al mio naturale stato vibrazionale”, possa essere un’onda giusta, un’onda legittima, un’onda benefattrice.

Soltanto essa è capace di trasformare uno spazio che prima era indifferente ed insensibile alle nostre esigenze e alle nostre richieste, in uno spazio vivibile da noi, fatto a nostra immagine e somiglianza.

Ecco, questo “Io voglio essere ciò che sono veramente”, secondo me, è un volere e nello stesso tempo anche una manifestazione naturale del nostro dare, a differenza del semplice : “Voglio questo e voglio quello; Datemi questo e datemi quello”.

È un nostro volere nato come manifestazione del nostro vero senso di sé, della nostra autodignità, di qualcosa che c’è dentro di noi di veramente e indubbiamente prezioso (intendo dire, prezioso su scala universale) che ci permette di espanderci in piena statura e di sentirci alla pari con la Maestosità, invece di assumere il ruolo di un poveraccio che supplica i Grandi del Mondo (nel senso ampio del termine) di concedergli generosamente un po’ dei loro favori.

E la Maestosità, a differenza dei conquistatori europei che facevano con i poveri indigeni il loro gioco sporco, è discesa sul nostro pianeta non per fregarci, ma, al contrario, per insegnarci a riconoscere i nostri veri tesori e a gestirli in maniera appropriata.

Guardo ancora la foto che mi ha ispirata a scrivere questo articolo e rifletto su che cosa io personalmente potrei dare a questo Arcobaleno Stellare, a questa Luminosità di un’incalcolabile potenza, a questa Mega-presenza ondulare che, per quel che mi riguarda, copre tutto l’orizzonte.

Posso darle TUTTO.

Posso darle la mia specifica stabilità e tutto lo spettro delle mie funzioni da intermediario (spettro di cui io stessa tuttora conosco solo la punta dell’iceberg) e il mio specifico regime dell’autocombustione e varie tecniche ed approcci che sono predisposti nell’arsenale del mio array energetico-spirituale per “generare i miracoli di piccola, di media e di grossa cilindrata” e tante, tante altre cose ancora.

Perché questo è il mio scenario. Il mio “Nord”. Il mio “voglio essere ciò che sono veramente”.

Da una canzone russa:

“Senza di me, mio amato
La Terra sarà troppo piccola per te, sarà come un’isola.
Senza di me, mio amato
Tu dovrai volare con’un ala sola…”

E ora, se ne avete voglia, potete ascoltare insieme a me un’altra canzone russa, la famosa romanza “Shine, shine, my star” che ha fornito il titolo a questo mio articolo.

Questa canzone esiste in un’infinità di versioni e di arrangiamenti, eppure io non ho ancora trovato la mia versione perfetta, quella che più si avvicina allo stato del mio pensare – sentire e al regime delle mie oscillazioni esistenziali.

Per il momento vi segnalo comunque questo link:

http://it.youtube.com/watch?v=GpRenzmd93U&feature=related

E la traduzione? In questo caso, direi che non è affatto essenziale e potrebbe benissimo essere ridotta a questa unica riga: “I raggi della tua forza celestiale illuminano tutta la mia vita”…

www.pdf24.org    Invia articolo in formato PDF   

2 Comments

  1. LALLA  •  Set 15, 2008 @15:12

    LA FOTO E BELISSIMA

    Ciao a voi tutti,scusate se non sono stata presente fino ad adesso… Insomma,neanche adesso non lo sono ma magari ci provo a farmi viva,per me tutto quello che sta accadendo questi giorni e un mistero;mi sento un po fuori strada,un po in stand by e nello stesso tempo partecipe ad un “corso” che non ho capito bene di che cosa si tratta…Divertente è che sento i pensieri dei miei “colleghi” di corso anche nell’arco della giornata,questa cosa mi conferma che non sono da sola a quel corso e che “siamo”sempre in contatto;divertente perche è anche strano renderti conto che quello che ti passa nella mente non è del tutto tuo. Spero che fra qualche giorno riuscirò a descrivere meglio quello che sto imparando o passando adesso.

  2. Irinushka  •  Set 15, 2008 @15:22

    Сiao, LALLA!

    Mi sento così inseparabile da questa foto che l’ho fatta diventare il mio “avatar” al forum, che, tra l’altro, ora ha anche una sezione in lingua inglese.
    http://www.irinushka.eu/forums

    Volendo, potremmo anche creare un forum italiano, però bisogna che ci sia un po’ più di movimento… 🙂

Leave a Reply

You must be logged in to post a comment.