Irinushka

Il rumore della felicità…

Non molto tempo fa in un forum italiano che io frequento è stato suggerito di rinominare la sezione del forum intitolata “Ascensione e risveglio spirituale”. L’autore del sondaggio ha anche proposto un nome alternativo che io però eviterò di riportare, perché non è questo il punto.

I termini comunemente usati per descrivere quelle cose incredibili che stanno succedendo a noi e al nostro pianeta (Ascensione, risveglio spirituale ed altri ancora) non sono stati partoriti da noi, semplicemente un bel giorno ce li siamo trovati davanti come una targhetta di accompagnamento fissa, e siccome il nostro rapporto personale con questo mega-rifacimento planetario era ancora praticamente inesistente (non che adesso abbiamo già un rapporto maturo e perfettamente funzionante, però è decisamente “un altro paio di maniche”), non potevamo avere voce in capitolo per identificare autonomamente il fenomeno in corso.

Ora, però, poco a poco cominciamo a sentire dentro come un bisogno impellente di “ribattezzare queste cose”, di trovare loro dei nomi diversi. Magari con delle sfumature che provengono dal nostro pensare – sentire – percepire ad ampio spettro e non da un ennesimo messaggio di channeling. Vorremmo trovare loro dei nomi “verosimili, caldi e conduttivi”, quelli che ci fanno vibrare dentro; vorremmo scolpire una nostra cornice personalizzata attraverso cui fare luce su tutti questi miracoli di piccola, media e grossa cilindrata che entrano di prepotenza nella nostra esistenza.

Così facendo potremo prendere questi miracoli sotto la nostra tutela personale, rendendoli di nostro effettivo dominio, cambiando il loro attuale status di realtà con la condizionale (quella che si pensa, si interpreta e si vive, usando come testimoni chiave i vari interlocutori residenti sui piani sottili e che possono essere qualunque cosa, ma di certo NON possono essere i compartecipanti dei lavori in corso nel nostro cantiere globale terrestre) in quello di realtà manifestata.

Tutti questi archangeli, messaggeri e maestri di luce, guide spirituali di ogni genere non sono qui con noi, non fanno parte del nostro spazio conduttivo e quindi non possono fornirci il nostro nuovo “know how” (letteralmente: “sapere come”) esistenziale, non possono attivare il regime del “discorso diretto” (la magia di toccare le cose con la parola sensitiva ad alta definizione), non possono rieccitare lo spazio del piano fisico al posto nostro, non possono “condurre il gioco”.

Il compito di manifestare e di vivere la nuova realtà spetta unicamente a noi, residenti del mondo della Terra, e per farlo dobbiamo giustamente cominciare dall’inizio. Dalla responsabilità di “dare i nomi alle cose” (“Il mondo era così recente, che molte cose erano prive di nome, e per citarle bisognava indicarle col dito”).

Io personalmente sto vivendo l’avvento della nuova realtà come uno stato di grazia e di felicità, come una grandissima ed eccitantissima avventura, come una condizione del “Miracle in progress” che mi toglie il respiro per la sua intensità, che riempie ogni inquadratura della mia esistenza, che mi accompagna in ogni momento, anche nei momenti della cosiddetta non-aderenza all’esistenza (delle perplessità e degli effetti collaterali ci sono, eccome, e sarebbe davvero sorprendente se non ci fossero, però “se c’è una luce che trafigge il tuo cuore”, affrontarli e rielaborarli, rendendo conduttivo ciò che prima non lo era, diventa quasi un privilegio e un onore, anziché un fastidio).

L’Ascensione e il risveglio spirituale planetario vivono e si muovono dentro di me come una mia cosa speciale, come un mio personale “morbido e soffice gattino della felicità” (a volte le vibrazioni e le eccitazioni delle corde interiori sono come delle carezze, come degli abbracci interiori con il Tutto), però nello stesso tempo mi sento “un soggetto attivo a tutto campo”, una specie di “donna – pianeta”; io “rispondo” personalmente della felicità di tutti, sono direttamente coinvolta nelle tarature globali il cui scopo è quello di stimolare a livello centralizzato le varie tarature individuali, i mille e uno comandi ondulari periferici impegnati nell’apportare dentro la nostra esistenza umana “la conduttività ad alta definizione”.

Non molto tempo fa “si è fatta viva con me” questa splendida verità, “chiara come stelle cadenti”: che la felicità non è altro che l’attivazione del mio intrinseco regime della trasmissività (del mio throughput), una condizione che mi permette di percepire in ogni momento un vivo e dinamico collegamento con il Tutto attraverso il mio unico ed irripetibile modo di essere, attraverso la mia capillare rete conduttiva, che è in parte umana e in parte no, che appartiene al piano fisico e nello stesso tempo va anche parecchio oltre.

Qualche anno fa, durante una delle “burrasche energetiche” particolarmente forti una certa persona mi ha chiesto scherzando: “Come te la cavi? È che di te sul piano fisico c’è così poco…”.

Aveva sicuramente ragione, ed ora le mie non numerose “parti umane” si stanno fondendo insieme con “altre mie parti”, formando qualcosa di molto simile alla perfezione, formando il mio specifico profilo della felicità.

La felicità, come un mio tessuto esistenziale, con la sua specifica elasticità, e la sua specifica conduttività, e la sua specifica organolettica, e la sua specifica “trama vibrazionale”.
Questo tessuto è una mia proprietà primordiale ed inalienabile e di conseguenza lo uso come voglio, a seconda delle esigenze del momento; posso farlo aderire a me stretto stretto oppure posso avvolgermelo intorno come un mantello extralarge; posso usarlo per cucirmi addosso “just in time” i vari “vestitini su misura per l’occasione”, posso costruirmi delle “trame circostanziali”, degli obiettivi, dei significati.

Avvolta nel mio mantello della felicità, mi viene perfettamente naturale ammirarmi, perché mi fa sentire da Dio e mi dona moltissimo, però contemporaneamente riesco a scorgere questo magico mantello primordiale anche addosso agli altri, e quindi mi viene naturale ammirare anche gli altri.

Ammiro anche coloro che non hanno ancora scoperto “il grande segreto”, non hanno ancora realizzato di avere a portata di mano un mega-calibratore acustico, una magica “fibra ottica”, un regime della conduttività a tutto campo che permette di vivere in pieno e di “mettere a terra” il nostro specifico “Io sono” attraverso le varie scenografie della vita quotidiana che entrano in risonanza con il Tutto.

Molte, moltissime persone continuano a lamentarsi dell’assenza della felicità, cercandola, magari, nei posti più improbabili, mentre quella sta già sbocciando dentro di loro e ha bisogno soltanto di essere formalmente riconosciuta (“Aspetta, ma io ti conosco! Tu sei… me”) per mettersi in moto.

Ed ora provate ad immaginare che tutto il mondo intorno a noi abbia subito una specie di mega-incantesimo, che tutta la nostra materialità terrestre sia stata scombussolata e sgretolata nelle origini e resa non proprio, non del tutto, non esattamente reale, anche se a livello di superficie è stata comunque mantenuta una certa continuità (“The show must go on”).

In questo periodo ogni tanto mi viene in mente la frase tratta da “Maestro e Margherita” di Michail Bulgakov (che io personalmente considero il Libro con la L maiuscola).

“Perché, per sentirsi vivi, bisogna per forza stare in uno scantinato, con addosso la camicia e i mutandoni lunghi che forniscono ai pazienti ospedalieri?”

Ecco, non bisogna interpretare questa metafora troppo alla lettera, nel senso che “la camicia” noi (con “noi” mi riferisco agli esseri umani integri e completi) continueremo comunque ad averla addosso, come continueremo anche ad usare diversi altri attributi dell’esistenza umana sul piano fisico, però, con questo autocatapultamento di noi stessi in altre dimensioni e regimi di causalità, sta cambiando la nozione stessa del vivere, del sentirsi vivi.

Noi non possiamo più usare le nostre “camicie” (le nostre abituali modalità di vivere, di porre gli obiettivi, di compiere i movimenti) come eravamo soliti fare fino a poco tempo fa; ora ci tocca trovare un altro approccio, localizzare queste “camicie” sulle altre “onde radio”, “riaccenderle”, rieccitarle ed inclinarle verso di noi in modo diverso, provare a comunicare con loro, usando una lingua planetaria nuova di zecca.

Noi dobbiamo fornire loro una nuova stabilità spaziale, creare una specie di valore aggiunto vibrazionale, incantarle e contagiarle con il nostro “Io sono”.

Noi dobbiamo “superare le correnti gravitazionali”, compiere la rifrazione di noi stessi nello spazio del piano fisico, dobbiamo “piegare” il mondo secondo il nostro volere e secondo l’asse del nostro spirito, dobbiamo “sviluppare” fuori (proprio come si sviluppano le fotografie) il nostro individuale spettro cromatico.

E per poterlo fare, bisognerà liberare, disimballare ed attivare le nostre parti profonde che fino a questo momento non erano mai state “esposte alla luce del sole”, non erano mai state “baciate ed abbracciate dalle inquadrature del piano fisico”. Bisognerà farle entrare direttamente nella nostra vita quotidiana e lasciare che loro “tengano il volante insieme a noi”.
Il nostro spirito, o la nostra essenza divina, o la nostra anima finora era sempre stata confinata nel suo posto “dietro le quinte”, non aveva mai avuto la possibilità di muoversi sul piano fisico come un soggetto attivo, di sperimentare in diretta l’esperienza di vivere e di “succedere” sulla Terra, ed ora non sta più nella pelle per la grande, grandissima, enorme impazienza.

La nostra essenza di sé con tutti i suoi annessi e connessi si sta immergendo nel nostro spazio fisico e, secondo il principio di Archimede, non mancherà di “spingere fuori” una certa parte del nostro attuale volume esistenziale planetario.
Influirà sul nostro modo di stare sulla Terra, di vivere la nostra fisicità, di essere degli esseri umani.

La grande incognita, però, è questa: che ora come ora non c’è nessuno, proprio nessuno in grado di misurare e di pesare queste nostre parti profonde “mai baciate ed esposte alla luce del sole”, di convertire i loro ingombri primordiali nelle unità di misura terrestri.

Il mondo della Terra brulica di vita, permette di compiere tanti, tantissimi movimenti di carattere più svariato, però ora che a comandarli sarà un soggetto diverso, un soggetto “espanso”, i movimenti non saranno più gli stessi di prima, saranno “sensitivi ed intelligenti”, saranno “magici”, saranno “autocombustibili”, sapranno leggerci nell’anima e riprodurre i nostri codici segreti a livello della realtà esterna.

I bagliori e i prodromi di questa futura “vita intelligente a tutto campo” si notano già adesso; per esempio, a volte ci potrebbe sembrare che le circostanze esterne non stiano dalla nostra parte, non collaborino, mentre loro, invece, collaborano eccome e stanno proprio dalla nostra parte.
Dalla parte del nostro spirito.
Collaborano con la nostra parte migliore, quella che il mondo non aveva ancora visto e che non aveva ancora visto il mondo.

Collaborano, cercando di captare la nostra “esistenziale colonna sonora” e di dare corda ai nostri accordi interiori, stimolandoli a fluire fuori, a riprodursi e a rispecchiarsi nei movimenti di tutti i giorni.

Collaborano, aiutandoci a scoprire questa certezza fondamentale: che qualsiasi situazione a prima vista a noi sfavorevole, potrebbe essere “ricalcolata”, “rigirata” e “rieccitata” in modo tale che giochi a nostro favore, che ci crei qualche genere di “valore aggiunto”.

Per ottenere questo effetto, però, noi dobbiamo prendere la situazione con tutti i suoi annessi e connessi, con tutti i suoi apparenti pro e contro, accettarla con tutto il suo regime vibrazionale nominale (e di cui la parte più grande sarà comunque quella che si trova al di dà della nostra visuale corrente), e poi farla transitare attraverso “ciò che siamo”, attraverso il nostro profilo della stabilità interiore, risagomandola, risaturandola e benedicendola con la nostra essenza profonda, in modo che poi questa situazione esca fuori “rifatta”, diventi una nostra “ambasciatrice nel mondo”, una “prolunga” e una “conferma” della nostra unicità e del nostro “Io sono” e “Io valgo”.

Quali sono i requisiti per giocare a questo gioco vincente?
Il requisito principale, direi, è quello di essere il più possibile sé stessi, anche perché questo è l’unico modo per essere completamente conduttivi, e quindi collegati con il Tutto.

Vi ricordate lo Spaventapasseri del “Mago di Oz”? 🙂
Aveva il cervello costruito con la paglia e degli aghi (o erano spilli?), eppure, ogni volta che si trattava di prendere una decisione di importanza vitale, ce la faceva in modo brillante, era saggio e lungimirante, dolce e comprensivo, e sapeva sempre trovare la soluzione vincente. Evidentemente, perché “ragionava” con altre parti di sé diverse dalla mente razionale, prima di tutto – con il cuore.
Perché era sé stesso, era aperto e collegato con il Tutto.

Essere sé stessi non significa essere perfetti o avere tante certezze o un grande sapere (anche perché queste cose sono in gran parte dei castelli di sabbia e quindi possono crollare da un giorno all’altro), ma significa sostanzialmente riconoscere la voce della propria “colonna sonora” esistenziale, del proprio soundtrack acustico di cui tutti noi siamo dotati (solo che sono ancora in pochi ad usarlo in modo consapevole per interpretare i loro spartiti), perché è questa la nostra unica vera guida.

È il nostro diapason ondulare, il nucleo della nostra stabilità strutturale, il nostro individuale arrangiamento acustico della causalità globale, di tutte le onde vibrazionali esistenti nella natura, è la nostra chiave per chiarire ogni cosa, per erigere il nostro personale Tempio della Verità.

E come facciamo ad inquadrare e ad attivare il nostro soundtrack?

Semplicemente inquadrando ed accettando noi stessi così, come “Dio ci aveva creati”, cambiando decisamente prospettiva, spostando gli accenti dall’esterno all’interiore.
Prendiamo come un dato di fatto incontestabile che la nostra naturale trasmissività valga 100, che sia la realtà al 100 percento, mentre i vari regimi esterni in cui ci tocca immergerci, possono valere 20, o 30, oppure 80, ma saranno comunque “la realtà con la condizionale”, che “ci tornerà” in funzione di come rispecchia e riproduce la nostra musica interiore.

Se in questa esterna realtà con la condizionale “la situazione non è buona”, non si trovano i sensi, non si costruiscono i percorsi, non si creano gli ingranaggi, questo non vuol affatto dire che c’è qualcosa che non va in noi, che è colpa nostra, che la nostra situazione non è buona. In noi quasi certamente va tutto bene (beh, ogni tanto abbiamo sicuramente bisogno di qualche autoricalcolo o autoaggiornamento strutturale, ma quelli fanno naturalmente parte dell’ordine delle cose), solo che questa realtà esterna non dispone di un numero sufficiente di pixel, di unità della ragione e delle “messe a terra” per crearci l’atmosfera esistenziale giusta, quella in cui poter respirare a pieni polmoni.

Ma se le cose stanno così, perché allora continuare a rimanere soggiogati da questa realtà arcaica e sottomanifestata, come se fosse l’unica realtà disponibile?
Perché non approdare alla realtà alternativa, alla nuova Terra, alla nuova esistenza planetaria che ora c’è – non appena vogliamo che ci sia?

È come se la nostra Terra non fosse più la Terra, ma un pianeta “multiplo” su cui siamo appena sbarcati, che per certi versi assomiglia alla vecchia Terra, ma per certi altri è un territorio nuovo e sconosciuto. E che sta aspettando di condividere con noi le sue meraviglie…

Scopriremo ciò che questa nuova esistenza ha in serbo per noi in modo empirico, avanzando passo dopo passo e realizzando gradualmente come stanno le cose.

Non molto tempo fa, “passeggiando” nell’etere di questo nuovo volume planetario nelle ore notturne, quando i meccanismi del nuovo “sistema operativo” tendono ad assumere un maggior controllo su ogni cosa, mi sono imbattuta in un diamante grezzo, che adesso vi voglio presentare.

Ed è questa frase inglese:

“I see you play”.

È una frase che mi ha lasciata sbalordita per il suo immensurabile potenziale e la sua forza espressiva, e, probabilmente, nessun altra lingua, tranne l’inglese, avrebbe potuto trasmettere in modo così preciso sia il senso principale che le numerosissime sfumature.

“Io ti vedo giocare. Io osservo il tuo gioco. Io riesco a captare il tuo gioco. Io sono un testimone e un compartecipante del tuo gioco. Io mi apro e mi rifrango in modo tale da accompagnare e da convalidare il tuo gioco…”

Però “play” vuol anche dire “suonare”, e allora ecco che si scoprono altre sfumature ancora.

“Io percepisco il tuo soundtrack, la tua colonna sonora. Io riesco a sentire la tua musica. Io sono uno spettatore e un testimone della tua esibizione. Io imparo ad apprezzare il tuo modo di suonare i tuoi spartiti esistenziali…”

E, a proposito, il pronome “you” in questa frase magica non deve necessariamente riferirsi ad un soggetto umano in carne ed ossa, ma potrebbe indicare qualunque cosa che noi mettiamo a fuoco.

Io e Te. Io e il Non Io. Io e il Movimento. Io e il Gioco. Io e la Musica. Io e le Vibrazioni. Io e la Performance. Io e l’Esistenza. Io e il Tutto, rappresentato da questo o da quell’altro regime o interfaccia…

Dal mio punto di vista, è proprio una formula magica, una chiave universale integra ed evoluta e nello stesso tempo perfettamente accessibile a tutti quanti, che descrive l’algoritmo basilare dello stato della felicità. L’algoritmo che ognuno di noi può (anzi, deve) sviluppare ulteriormente, deve presentare al mondo una sua personale risposta corretta (pratica e non teorica) su cosa vuol dire essere felici.

Noi abbiamo il diritto e il dovere di essere felici, e allora forza, tuffiamoci, diamoci da fare sul serio per scoprire questa nostra felicità, per viverla giorno dopo giorno, una lunga sequenza dei singoli “momenti della felicità”, ognuno con una sua faccia, un suo senso (a volte anche doppio o perfino triplo), un suo suono; un intreccio perfetto di tante oscillazioni di natura diversa ognuna delle quali parla la lingua del nostro profondo ed autentico “Io sono”.

Tornando alla domanda che avevo menzionata all’inizio, penso che la questione se rinominare o meno la sezione del forum non è poi così rilevante. L’importante è arrivare a vivere questo mega-processo planetario come una propria faccenda personale e quindi trovare delle parole, delle sensazioni, delle immagini, delle onde sonore capaci di rispecchiare il nostro specifico “Io sono”, di incantare e di attirare l’Universo con ciò che siamo.
Tutto qua…

E per concludere, vorrei, appunto, “lasciare l’ultima parola” alle immagini e ai suoni. E, precisamente, a questo brano che mi ha letteralmente incantata:

http://it.youtube.com/watch?v=UaAVruFYPYs

www.pdf24.org    Invia articolo in formato PDF   

Leave a Reply

You must be logged in to post a comment.