Irinushka

“Tutti per l’Uno, l’Uno per tutti…”

Come raccontavo nel mio articolo dell’intervista, nel 1995 io e Massimo siamo andati in Russia a seguire il corso di percezione extrasensoriale, che la nostra “benefattrice e madrina” aveva predisposto soltanto per noi in un piccolo paesino di campagna in mezzo ai boschi dove lei e suo marito passavano le vacanze.

Alloggiavamo presso una famiglia, in una tipica casa contadina e proprio nel periodo della nostra permanenza lì, il paese è stato finalmente raggiunto dal servizio telefonico per tutte le case (prima si andava presso un “call-center” in un paesino vicino…).

Solo che gli operatori della “Telecom russa”, dopo aver sistemato i cavi, hanno ritenuto che comunicare ad ogni utente il suo numero telefonico fosse una cosa del tutto superflua e quindi se ne sono allegramente andati, lasciando che gli abitanti del villaggio se la cavassero come meglio credevano. 🙂

E a questo punto la popolazione ha messo in piedi una procedura davvero ingegnosa. Si sono messi a formare i numeri telefonici a caso (all’interno del range assegnato al villaggio), aiutandosi a vicenda a scoprire empiricamente i propri recapiti.

Più o meno secondo questa tecnica:

Drin drin…
Pronto!
Ciao, ho fatto questo numero ***, e tu chi sei?
Io sono Petia, grazie per avermi aiutato a localizzare il mio numero, e tu chi sei?

La cosa bella è che gli abitanti di questo villaggio, invece di arrabbiarsi con gli operatori per il servizio che difficilmente avrebbe potuto essere descritto come “servizio chiavi in mano”, l’hanno presa come un’occasione per divertirsi e per giocare, mentre socializzavano a tutto campo e in tutte le direzioni, cercando di scoprire il proprio numero telefonico per eliminazione di quelli degli altri e/o facendoselo scoprire dagli altri.

Mi sembra che questo episodio possa essere un’ottima illustrazione delle nostre attuali vicende.
Abbiamo a disposizione (come popolazione della Terra) un certo range vibrazionale che contiene già precodificate e preeccitate nel suo interno “le nostre magiche linee dedicate”, i regimi dei nostri individuali “voli del pensiero” e anche le bande personalizzate di gestione della materialità dove la nostra parola sarà ordine. Le nostre personali “miniere e “vene aurifere degli eventi”, quelle che promettono un alto rendimento nel campo dell’”estrazione dello spirito dalla materia” e della creazione di un’ampia gamma di valori aggiunti evolutivi.

Non ci resta che scoprire il nostro personale “recapito planetario”, la “sigla” della nostra chiamabilità trasversale, nonché il know how per digitare questo numero magico su un’apposita tastierina di comando.

Comunque i nostri “operatori celestiali”, quelli che hanno costruito e predisposto la rete dei cablaggi della Nuova Terra, non è che se la sono svignata, lasciandoci in difficoltà; semplicemente la loro competenza arriva fin dove arriva, si sono spinti fin dove potevano spingersi, hanno eccitato gli strati della trasmissività che potevano eccitare ed ora si aspettano che siamo noi ad entrare nel gioco, che siamo noi ad attivare i cablaggi a livello dell’utente finale, che siamo noi a muoverci, dandoci la mano a vicenda, aiutandoci reciprocamente ad inquadrare noi stessi e i nostri specifici campi della causalità.

Eccitandoci l’un l’altro con la propria autentica melodia del pensiero (che di fatto è già presente dentro la nostra mente, anche se per certi versi non è ancora del tutto pensabile), accendendo ed illuminando lo spazio percettivo intorno a noi, rendendolo più integro, più conduttivo, più sapiente, più strutturato, con una “tenuta di lavoro” più solida e una risoluzione più fine.

Contribuendo alla manifestazione dei “momenti della chiarezza” altrui, che potremmo anche non condividere in modo diretto, che potrebbero dire poco o niente al nostro specifico volo del pensiero in via di espansione, che potrebbero perfino sembrarci “fastidiosi e senza senso” e che ciononostante potrebbero aiutarci a trovare la chiave della risposta alla fatidica domanda: “Ma io chi sono? Come sono messo?”

Avete presente i vari quiz televisivi dove bisogna indovinare le lettere mancanti?

Se uno riesce ad indovinare una lettera che poi si inserisce non in una sola casella, ma in più caselle, allora in un attimo riesce a portarsi molto avanti con il lavoro, riesce ad animare e a comprendere non soltanto un certo punto locale, ma un contesto molto più voluminoso e trasversale.
Un po’ come la decodifica dei geroglifici, solo che qui noi facciamo questa magica decodifica e sviluppo non con la mente razionale, ma con ciò che siamo, con il nostro modo di essere, con il nostro specifico modo di avanzare nella nuova realtà.

Ecco, direi che “coloro che si sono già svegliati” hanno il potere (e, probabilmente, anche il dovere) di indovinare le lettere nascoste, di dare il nome alle cose, di colonizzare e di eccitare lo spazio finora “vivo con la condizionale”.

E quando facciamo questo lavoro in sinergia (per esempio, parlando al forum di tutto e di più), riusciamo ad eccitare un maggior numero di caselle nascoste e ad applicare la tecnica dell’“Apriti Sesamo” ad un livello vibrazionale più elevato.

Riusciamo ad influire sul “Campo della Parola detta”, sul database umano centrale, e quindi, anche se indirettamente, agevoliamo il percorso per tutti gli utenti, anche per quelli che per il momento stanno ancora dormendo della grossa.

Ultimamente mi viene spesso da pensare alla Terra, a questa nostra nuova Terra, come ad una specie di scacchiera multidimensionale che comprende un’enorme quantità di “cellule di eccitazione”, insomma, di queste unità elementari del “vivere” e del “succedere”, di pixel esistenziali che apparentemente sono a nostra disposizione.

Proprio come nel gioco degli scacchi, ognuno può fare le mosse conformemente a ciò che è: il cavallo deve fare dei salti da cavallo (avviare e sviluppare i vari “.exe” che corrispondono alla sua natura cavallina, che fanno parte del suo spettro dell’eccitabilità), mentre se prova a muoversi come una torre o un alfiere, probabilmente non verrà “riconosciuto” né dalle altre figure né dalla scacchiera stessa, cioè, dalla rete globale della trasmissività.

E quindi è molto importante scoprire che figure siamo.

E un’altra considerazione ancora.

A differenza della realtà tradizionale, la situazione in cui ci troviamo adesso è quella dei “corridoi vibrazionali vivibili” (e strettamente collegati con la nostra esistenziale “colonna sonora”) e del resto dello spazio che per noi non è tanto vivibile, per lo meno in questa fase della nostra evoluzione.

Con questa affermazione non voglio dire che appena deviamo dal nostro “giusto corridoio” saltiamo in aria, come se fossimo circondati da un campo minato, però corriamo il rischio di trovarci in un ambiente energetico che non c’entra con la nostra musica interiore, che non può essere plasmato dal nostro spirito e che semplicemente non ha senso per noi.

Perciò se per caso ci capita di “slittare” in uno spazio non vivibile e non colonizzabile da noi, la cosa migliore è cercare di ripristinare il nostro percorso (il corridoio vibrazionale) giusto e di allontanarci “con dei passi lunghi e ben distesi” da questo territorio dove non ci aspetta niente di buono (alla lettera: dove non ci sono le energie utili per noi e che potrebbero in qualche modo farci “succedere con successo”, farci crescere, aiutarci a produrre qualche genere di valore aggiunto).

La risoluzione di questo problema degli eventuali “buchi neri” che ci circondano, in gran parte avverrà a livello del “comando centrale” (tramite il “lifting” e il potenziamento del “suolo” e l’eliminazione dei vuoti, delle “cavità” e dei range vibrazionali “fuori luogo”), però ognuno di noi ha la somma responsabilità di prendersi cura del proprio equilibrio esistenziale, del proprio metabolismo energetico, e quindi dobbiamo essere prudenti ed evitare di dimostrare un’eccessiva curiosità nei confronti del Nuovo, toccando con le nostre manine tutto ciò che ci passa intorno e che ci eccita, come un bambino nei primi mesi di vita.

E soprattutto dobbiamo imparare a relazionarci in modo corretto con gli altri.

Ecco, siamo arrivati ad un momento cruciale.

Come si presenta il rapporto tra l’Io e il Noi nella nuova realtà?

Innanzitutto è uno stato delle cose completamente nuovo per tutti quanti (anche per quelli che avevano già sperimentato la connessione con il proprio Sé e la consapevolezza di essere una parte integrante del Tutto che ne deriva), un’unione di tanti Sé in un’unica rete dell’intendere, del volere e del succedere planetario.

Possiamo vedere il nostro pianeta come uno spazio multivolume, come una specie di “condominio energetico di avanguardia”, dove la privacy e la condivisione verranno combinate ad arte. Ogni “inquilino” avrà uno spazio energetico tutto suo (che io chiamerei “lo spazio individuale della fattibilità”), che potrà gestire a modo suo, e nello stesso tempo, se e quando lo vorrà, potrà essere un testimone ed eventualmente un compartecipante delle attività esistenziali degli altri “inquilini”.

È questo il punto fondamentale: la creazione di un regime di presenza differenziata all’interno dello spazio del piano fisico del mondo della Terra, che sta per sostituire la vecchia presenza piatta ed uniforme, che non era in grado di tenere conto dei “play” e delle “esigenze” vibrazionali individuali.

Si potrebbe dire che ci stiamo gradualmente trasformando in nodi pensanti ed altamente specializzati di una rete energetica globale; ogni singolo nodo è in grado di produrre e di gestire le sue specifiche alchimie trasformative e manifesta questo suo potere attraverso la rete, perciò, se si ostinasse a vedere se stesso come una cosa a se stante, come una presenza separata, anche se molto evoluta, non riuscirà mai ad esprimere il suo vero potenziale e nemmeno a scoprire chi è, perché non avrà a disposizione una risoluzione e il traffico “di stelle cadenti” sufficientemente potenti.

Noi siamo un organismo multicellulare in movimento, un file system dinamico autoeccitante ed autoregolante, un insieme di “stati uniti” (non dell’America, ma della Ragione e della Spiritualità).

La rete è unica e ci unisce tutti, ma si rieccita e si riconfigura dinamicamente (dalla A alla Z oppure solo in parte) per ognuno di noi, presentandogli l’ordine, la morfologia e la risoluzione che corrispondono alla condizione attuale del suo comando ondulare, delle sue “fibre ottiche”, del suo campo dell’intendere e di volere.

Sta cominciando a svilupparsi gradualmente una nuova cultura esistenziale, basata sulla percezione di sé come di una fonte e di un dispensatore dell’imperatività, collegato con altre fonti e altri dispensatori in un’unica catena della fattibilità, in un’unica e trasversale sinfonia del “play”, ma nello stesso tempo anche separato da loro perché ognuno di noi ha una sua architettura interiore intoccabile e non condivisibile e quindi la manifestazione della nostra essenza profonda nella vita di tutti i giorni deve per forza rispettare questa condizione basilare della privacy energetica e spirituale.

Questa nuova matrice della presenza che unisce il singolo e il collettivo si sta formando (o, meglio, si sta sviluppando, come una fotografia) davanti ai nostri occhi e con la nostra diretta partecipazione, ed è molto importante non interpretarla in maniera troppo frontale, troppo semplificata, dando origine a vari equivoci.

Innanzitutto, nella nuova realtà tutto è molto dinamico, e quindi anche il rapporto tra persone molto vicine si rigenererà e si riespanderà, partendo praticamente dalla “tabula rasa” nell’ambito di ogni singolo ciclo della fattibilità.

In questo modo non dovremo tirarci dietro la zavorra delle vecchie promesse, aspettative, responsabilità, delusioni ed incomprensioni e potremo viaggiare “sempreleggeri”, assaporando ogni singola esperienza come se ci succedesse per la prima volta.

E infatti, sarà proprio così: nella nostra interazione con gli altri opereremo non più a livello delle forme di stabilità predefinite e prescritte (strascichi e tracce del precedente succedere, riti e routine senza più linfa vitale, luoghi comuni che oscurano e distorcono il nostro attuale “qui ed ora” ecc.), ma a livello delle oscillazioni primordiali e dei raggi luminosi della fattibilità, che, a seconda del momento, potranno essere manifestate o così o cosà, colorate con questa o quella luce corrente, impregnate da questo o quel significato che ci capiterà di canalizzare.

Stiamo cominciando a sviluppare la nostra specifica calligrafia del “pensare – agire”: le nostre singole “molecole” dell’eccitabilità e dell’accensione, posizionate ed inclinate in una certa maniera all’interno del nostro “Io sono”. La calligrafia della nostra personale maestria che, appena si svilupperà abbastanza nel nostro interno, comincerà a riversarsi fuori, formando dei fiumi e dei torrentelli del nostro succedere nello spazio del piano fisico.

Le nostre “fibre dell’anima” che insistono per potersi esprimere tramite il nostro intendere e volere umano, che spingono per creare il regime della “presenza animata”, nel senso letterale del termine.

E quindi è tramite queste conduttive “fibre ottiche di fattura individuale” che noi ci relazioneremo con il mondo e con gli altri, formando tanti intrecci e curve esterne, fatte a loro immagine e somiglianza.

Il dialogo con gli altri come un’”ecografia” della nostra architettura interiore, manifestata attraverso le forme e i mezzi di circostanza.

Portare il proprio esempio di vita, essere se stessi, essere centrati nella propria onda, è l’unico modo che abbiamo di aiutare gli altri e anche il mondo intero, magari non tanto in modo diretto quanto in modo indiretto.

Però questo “portare il proprio esempio” richiede molta sensibilità e delicatezza e anche la capacità di essere continuamente allineati con la verità (ve la ricordate la necessità di “chiedere scusa alla verità”?)

Ecco, direi che le cose nella nostra interazione con il nostro prossimo stanno così.

Da un lato, se gli altri non ci approvano o ci criticano o ci rimproverano qualcosa, è un problema loro, del loro rapporto con se stessi e con il mondo e quindi la risoluzione di questo problema spetta solo a loro, è una loro responsabilità, non è un problema nostro.

Però, dall’altro lato, è anche un problema nostro, nel senso che un certo “IMHO” espresso dagli altri comunque ci sta segnalando (quasi sempre in modo indiretto) qualcosa di non funzionante a livello della nostra trasmissività, della nostra privacy energetica, della nostra maniera di essere e di rifrangere la luce, di relazionarci con il nostro Sé. Una qualche condizione della nostra pasta esistenziale che, magari, richiede un ulteriore giro di lavorazione.

E allora noi dobbiamo rimboccarci le maniche e fare quello che è giusto – ma giusto per noi, non per gli altri.

Anzi, a questo punto possiamo perfino dimenticarci della loro esistenza, perché in questa inquadratura ci siamo solo noi e il nostro corrente lavoro di autoeducazione.

E poi, una volta fatto il nostro salto o anche solo un piccolo saltino, probabilmente, scopriremo che anche gli altri l’hanno in qualche modo “percepito” e “premiato”. E allora si creerà un clima di maggiore fiducia e naturalezza e di collaborazione reciproca nella valorizzazione delle cose valide.

In tutti i casi, non dobbiamo pensare che gli altri per forza ci debbano qualcosa (per esempio, l’amore oppure anche l’amicizia, cioè, un appoggio, una stabilità, una rassicurazione, una conferma).

Dobbiamo semplicemente, se e quando ce la sentiamo di farlo, avvolgerli e riscaldarli con noi stessi, con la nuvoletta della nostra trasmissività, con il nostro corrente “Io sono” (che a volte potrebbe anche assumere la modalità: “Ma Io poi ci sono davvero?” 🙂 ), senza imporre loro niente, e ricordando che le loro reazioni al contatto con questo nostro campo esistenziale dipendono da loro (dalle loro tarature, dai loro obiettivi, dalla loro architettura esistenziale, dai loro sensi) e non da noi e dai nostri sensi.

E, ovviamente, non dobbiamo concedere a nessun altro essere umano il ruolo di nostro rieducatore per eccellenza e di nostro baricentro esistenziale, altrimenti non diventeremo mai abbastanza maturi nell’espressione di ciò che siamo veramente, non potremo mai attivare la nostra vera portata trasformativa. Sia nei confronti di noi stessi che nei confronti di quegli anelli della rete globale che aspirano ad essere ricalcolati e trasformati da noi.

E comunque, la nuova realtà non vede di buon occhio questo genere di autoindotta dipendenza dai fattori esterni e quindi non mancherà di farcelo capire, con le buone o con le cattive.

La nostra interazione con gli altri verrà sempre più configurata come una sequenza di singole “sedute di connessione e di comprensione reciproca”, dove ogni singola seduta conterrà al suo interno sia i momenti correnti dell’unione che i momenti correnti della non-unione.

E la maestria consiste nell’approfittare il più possibile dei potenziali momenti dell’unione e della sinergia (unire e coordinare le forze per assistere e sviluppare insieme un certo stato delle cose, condividere le proprie risorse del pensare – agire nell’ambito di una particolare performance, nell’ambito di una particolare “caccia al significato” che si sta profilando), lasciando fuori bordo (evitando di consumare) i potenziali momenti della non-unione e della “roba nociva ed indigesta” per la nostra vitalità.

E, a proposito della nostra vitalità e dell’alimentazione adatta ad essa, è decisamente arrivato il momento di svezzare noi stessi dai vari riferimenti concettuali dell’era dell’uomo sotto-manifestato che stanno diventando sempre più vuoti, sempre più nulli, sempre più esasperanti nella loro pretesa di infilare un volume infinitamente più grande in un volume molto più piccolo, oppure di risalire alla trama originale, usando una sua impronta molto approssimativa, sbiadita, diluita e parzialmente irriconoscibile.

Probabilmente, per illustrare in dettaglio l’approccio che NON si dovrebbe seguire perché non può portarci da nessuna parte, un paio di giorni fa nella parte russa del forum è stato “casualmente” aperto un topic in cui ci si proponeva di parlare delle sottoelencate sfumature concettuali per imparare ad “amare e capire meglio se stessi”:

Tatto ed ipocrisia
Assenza di tatto e sincerità
Onestà e prepotenza
Premure e limitazione della libertà
Libertà e assenza di autocontrollo
Verità e cinismo
Orgoglio e testardaggine
Onore e vanità
Umiltà ed arroganza.

Ecco, secondo me, tutta questa “nomenclatura dei possibili stati di essere” che abbiamo ereditato dalla vecchia realtà non serve più praticamente a niente, non ha più alcun senso, non è conduttiva, non è eccitante, è una cosa morta e sepolta, vibrazionalmente parlando, solo che non lo sa ancora.
Probabilmente, potrebbe essere masticata all’infinito, oppure, usando un’espressione idiomatica russa, “versata da uno spazio vuoto in uno spazio non riempito e viceversa”, ma a che pro?

E allora come facciamo per “amare e capire meglio noi stessi”? Quali metri e criteri possiamo usare per raggiungere questo nobile obiettivo?

Cominciamo piuttosto col NON usare ciò che di fatto si è già estinto, smettiamo di portare l’acqua (fiumi e fiumi di acqua) al mulino della soap-opera dell’ancien régime, permettiamoci di mollare tutti quei vecchi ormeggi interpretativi e, forse, a questo punto i nostri nuovi riferimenti e sensi spontaneamente si faranno vivi con noi.

La condizione dell’abbondanza vibrazionale “just in time” spontaneamente si farà viva con noi.

La condizione del “Cogito, ergo sum”, dove “cogito” diventa la voce dell’anima (al posto del “Cogito, ergo sum”, dove “cogito” impedisce al principio divino di manifestarsi, lo zittisce e lo oscura) spontaneamente si farà viva con noi.

E, appena messi in disuso i vecchi schemi e i vecchi scaffali della causalità, scopriremo che il mondo è infinitamente più integro e vivo e fresco e melodioso ed incantevole e luminoso e paradisiaco di quanto ci potesse sembrare da dietro questa arcaica ed illusoria cortina fumogena che eravamo costretti ad indossare nella nostra modalità dell’uomo sotto-manifestato.

E per concludere, come ormai vuole la tradizione, “lascio l’ultima parola” alle immagini e ai suoni:

http://www.youtube.com/watch?v=teWFnLqjnuY

“No need to run and hide
It’s a wonderful, wonderful life
No need to laugh and cry
It’s a wonderful, wonderful life…”

www.pdf24.org    Invia articolo in formato PDF   

1 Comment

  1. ivanos  •  Apr 17, 2009 @07:47

    Fantastica la storia di quella gente che coglie la geniale opportunità…w il peer to peer nella comunicazione

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