Irinushka

2012, L’evento – Fly into the light

La bellissima immagine sopra è di Nadia Sponzilli, una nostra cara amica e bravissima pittrice (link) che ringraziamo per averci concesso di usarla per illustrare il blog.

Sono passati circa dieci giorni dal convegno di Riccione: 2012, L’evento – Fly into the light (link) e forse le cose si sono assestate abbastanza per scrivere una specie di resoconto energetico di questa bellissima e sorprendente avventura che si è svolta a cavallo dell’equinozio di primavera.

Nella mia testa risuonano queste due parole, Molto e Poco, che insistono per essere usate come chiavi di lettura e allora proverò a seguire questi riferimenti.

Molto.

Innanzitutto, molta luce, molta eccitazione, molto movimento, molta interazione sia all’interno della dimensione umana che con i piani sottili, molte conferme incrociate e molti click della comprensione, molti obiettivi, molti interessi, molte grandezze, molti motori di ricerca, molta gioia, molta ammirazione, molta vita, molta emozione, molta creatività, molte parole e alla fin fine… molta, moltissima realtà.

Tanta realtà in diversi stati o regimi della manifestabilità, cominciando dagli stati apparentemente solidi ed insensibili alla luce fino a quelli super-integri e super-maturi, così integri e così maturi che il nostro sistema percettivo umano, ancora pesantemente condizionato da tutta la nostra precedente esistenza sotto-manifestata, fa ancora molta fatica a ri-conoscerli e ad usarli.

Ecco, forse questa è una condizione di cui mi sono resa conto soltanto adesso: durante l’evento di Riccione noi tutti (sia gli organizzatori, che i relatori, che il pubblico) eravamo presenti nel bel mezzo di diversi regimi e volumi della realtà che vivevano ognuno di vita propria, pur convergendo verso un unico centro, che si salutavano e qualche volta si urtavano a vicenda, che creavano insieme un campo di forza trascendentale in cui si mettevano in bella mostra tanti lati e sfaccettature del nostro attuale manifestabile terrestre.

Eravamo tutti dei partecipanti e degli orchestranti attivi e nello stesso tempo anche degli osservatori di questo potente e superconduttivo caleidoscopio energetico, di questo girotondo della realtà che pulsava e si espandeva, cercando empiricamente di tastare, di inquadrare e di ri-conoscere se stesso, ed invitando ognuno di noi a fare altrettanto.

Domenica mattina, l’ultimo giorno dell’evento, ho avuto la sensazione che fosse come se il parametro della realtà procapite di cui ognuno di noi disponeva in quel momento, avesse subito una crescita vertiginosa, insieme alla sensazione che forse avremmo dovuto fare qualcosa per mettere ufficialmente a verbale quello che ci era successo e, magari, per inquadrare tutti insieme e ognuno per conto suo, il baricentro della propria realtà ristrutturata e potenziata.

Non so di preciso che cosa sarebbe venuto fuori se alla fine dell’evento noi avessimo chiesto alla Nuova Terra di commentare in diretta quello che avevamo combinato in quei quattro giorni, ma sono sicura che questa interazione conclusiva ci avrebbe aiutato parecchio a metabolizzare, a confermare e ad espandere sia i nostri nuovi sensi e significati acquisiti sia le tarature esistenziali personalizzate che fluttuavano nell’aria, guidandoci verso i nostri giusti posti sotto il Sole.

Invece, senza questo passo finale, alcune condizioni sono rimaste come non evidenziate, non riscosse, non lette, non espanse, il che ha reso più difficile il lavoro individuale dell’elaborazione dell’esperienza vissuta e, da quel che mi risulta, alcune persone presenti all’evento dopo uno slancio iniziale e un forte senso di compartecipazione, in seguito sono rimaste bloccate e smarrite, come se avessero assistito ad una proiezione di un bellissimo film che, però, non c’entra un granché con la loro attuale esistenza quotidiana.

E a questo punto proverò ad ascoltare la seconda parte del riferimento iniziale: la parola Poco.

Poco.

Innanzitutto, poco senso del sé, poca o scarsa conoscenza di se stessi autentici, poca capacità di leggere e di ri-conoscere se stessi, usando le codifiche della causalità primaria, poca esperienza pratica nel mettere in contanti il nostro nuovo status di esseri umani-divini.

E forse nell’eccitazione di condividere il nostro attuale sapere, i nostri attuali registri della leggibilità, noi non abbiamo messo abbastanza in rilievo questa nostra fondamentale condizione planetaria corrente: la condizione di NON SAPERE.

La condizione di essere atterrati su un nuovo pianeta che, anche se apparentemente somigliante alla Vecchia Terra, avrà una terristricità molto diversa, sia a livello delle impostazioni generali, sia a livello di tante piccole cose quotidiane.

E noi su questo nuovo pianeta NON SAPPIAMO ancora quasi niente, e non esiste nessuna fonte certa cui attingere per capire come dobbiamo regolarci in questa condizione senza precedenti.

L’epoca in cui il sapere ci arrivava da fonti esterne di tutti i generi, sia terrestri che esoteriche, sta per finire: questo sapere, seppure ancora valido, con ogni giorno che passa diventerà sempre più distante ed irreale, sempre meno eccitante, perché l’unica fonte del sapere autentico siamo noi stessi, e ora dobbiamo imparare a tirarlo fuori.

Dobbiamo permettere alle cose del mondo di parlarci nella lingua del Tutto, di insegnarci la lingua del Tutto, la lingua della maturità e dell’integrità, e per poterlo fare, dobbiamo evitare di usare il nostro attuale sapere come un filtro e un velo di oscuramento che, pur entrando in contatto con il Tutto, spesso non lo ascolta veramente, gli gira le spalle, lo impoverisce, lo schematizza, gli attribuisce delle caratteristiche artificiali, in quanto la sua raison d’être principale è quella di valorizzare se stesso, di difendere se stesso, di imporre se stesso.

Dobbiamo imparare a cambiare la densità, la struttura, la prospettiva e la conduttività del nostro sapere, a non condizionarlo con le nostre correnti certezze ed aspettative, ad usarlo in modo tale che il nostro corrente Io so si espanda su misura e a dismisura, diventando un ponte di connessione “sempreverde” con la consapevolezza superiore e con il Tutto, diventando un volume mentale aperto alla luce attraverso il quale noi potremo dialogare con ogni singola particella dell’Universo.

Insomma, ci aspetta parecchio lavoro di auto-rieducazione energetica e dello sviluppo di una nuova cultura planetaria e per cominciare non dobbiamo affatto aspettare il 2012: il momento di agire, di espanderci nello spazio della Nuova Terra è ORA!

Negli ultimi due o tre anni ogni tanto l’etere mi trasmetteva questo suggerimento Made in Italy, ma tutte le volte che provavo a capirci qualcosa di più, sentivo una specie di blocco, o, piuttosto, un avviso: Aspetta, non è ancora il momento.

Dopo l’evento di Riccione ho sentito un’ulteriore certezza sul fatto che l’Italia ha un ruolo molto speciale nella formazione dei nuovi modelli esistenziali; per dei motivi che a livello umano possiamo comprendere solo in parte, all’Italia, al territorio italiano, è dato diventare una specie di piattaforma unificante del tempo e dello spazio della Nuova Terra, di organizzare e di co-tarare diverse forme della vitalità terrestre e non terrestre, di agganciare e di sincronizzare tra loro vari volumi e regimi dell’attualmente manifestato.

È la prima volta che mi permetto di mettere ufficialmente a verbale questa condizione, anche se lo faccio ancora sussurrando, perché, detta così, potrebbe dare origine a delle interpretazioni distorte, sia da parte di chi vive in Italia, sia da parte di chi vive nelle altre zone del pianeta.

Nei prossimi anni e anche nei prossimi mesi l’Italia verrà coinvolta sempre di più nello svolgimento di questo suo compito di diventare un super-magnete e un faro energetico per tutta l’umanità e anche per coloro che stanno lassù, il che potrebbe sconvolgere non poco le esistenze di molte persone, soprattutto di quelle che continuano a fare le proprie scelte, guardando nel passato, a cercare la propria autoidentificazione, appellandosi al passato, invece che al futuro.

Avremo a disposizione una specie di Karaoke spirituale, un insieme di linee di forza che verranno predisposte dalla Nuova Terra per guidarci nei nostri percorsi e nel nostro servizio e che noi dovremo ritrovare e far suonare nella nostra dimensione umana.

E ci succederanno molte cose, alcune delle quali ancora del tutto impensabili e inimmaginabili, delle esperienze senza analogie né precedenti, delle cose del mondo ad alta velocità attraverso le quali il nostro vero senso del Sé potrà disimballarsi ed uscire fuori, e vivere felice e contento su questo nuovo pianeta integro ed eletto da Dio.

Tornando all’evento di Riccione, voglio ringraziare tutti gli organizzatori e gli addetti ai lavori, hanno fatto le cose in modo splendido ed io mi sono goduta ogni singolo aspetto di questa esperienza.

In particolare, ho apprezzato molto il lato alimentazione e la dieta a base di crema catalana straordinaria, mangiata a volontà a pranzo e a cena, mi ha aiutata a potenziare ulteriormente il rapporto con il mio organismo che è stato ben contento di rendermi felice, assecondando le mie scelte fatte sull’onda della felicità a tutto campo. 🙂

Sono anche molto contenta di come si sia svolto il workshop che abbiamo tenuto al sabato, il 20 marzo, giorno dell’equinozio.

È come se insieme avessimo sviluppato una versione super-aggiornata di tutto quanto (della Nuova Realtà, del mio approccio, del livello di integrità attualmente disponibile, di tutto ciò che circolava nell’aria in quel momento), e il campo collettivo che abbiamo formato è stato veramente fortissimo e di questo ringrazio di cuore tutti i partecipanti e li ri-abbraccio ancora una volta.

Siamo stati davvero grandi, siamo ufficialmente decollati per volare nella luce e ora non ci resta che seguire ed assecondare l’assetto del volo, abbandonandoci sempre di più al nuovo paradigma della nostra esistenza:

“Realtà uguale autonomia”.

Espandendo la nostra autonomia originaria nello spazio vibrazionale della Nuova Terra, e trasformandoci in uomini – pianeta e donne-pianeta, fondendo naturalmente il nostro specifico senso del Sé con la consapevolezza di far parte integrante del Tutto, allo stesso tempo definiamo la nostra realtà e realizziamo la nostra autonomia.

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