La Nuova Realtà, le Scelte, il Meccanismo del Servizio, la Parola… Sprazzi di Luce da un Incontro…

Per gentile concessione di Valentina / Arcobaleno un estratto dal suo incontro individuale del 29.01.11.

… Ci sono molto compiti che dovrete affrontare e che possiamo chiamare così: sviluppare la realtà, sviluppare la nuova materia, il nuovo senso della materia.

Ci saranno molti compiti a livello individuale e altri che dovrete fare insieme e man mano che li farete e che andrete avanti in questi vostri compiti, sentirete sempre meglio come usufruire di ciò che avete adesso, più che altro saprete gestire meglio le vostre scelte perché la Vita nella dimensione terrestre si forma dalle scelte, cioè dal processo stesso di farle, poi di viverle, poi di come fate altre scelte ancora, di come le vivete, etc. etc…

Quindi questa Nuova Realtà si mostrerà a voi soprattutto attraverso la situazione della Scelta.

Avrete tante nuove possibilità per scegliere, in termini proprio di allacciamento di nuove frequenze, e quindi anche di nuove possibilità di scelta, di nuovi regimi di scelta.

Può darsi che non avrete la chiarezza su cosa sceglierete e perché fino all’ultimo momento, perché tutte le cose che vivrete non saranno più soltanto vostre.

La Vita si impegnerà a predisporre le cose nel migliore dei modi per voi, però la soluzione definitiva magari uscirà fuori all’ultimissimo momento.

Quindi è un po’ questo che dovrete aspettarvi dalla Vita e anche dalle vostre scelte: il clic di qualcosa di definitivo, perché questa è una cosa sicura su cui potrete appoggiarvi nel vostro auto-riconoscimento, nella vostra auto-lettura, sapendo però che questo tipo di clic difficilmente potrà crearsi in anticipo.

Può essere una specie di pre-scelta, se sentite l’eccitazione di qualcosa che vi coinvolge, che vi stimola, appunto una specie di pre-scelta, è giusto esplorare questa strada però di solito la cosa definitiva si creerà nel momento esatto in cui voi potrete realizzarla, potrete metterla in contanti, potrete disporre in questo modo di voi e della materia.

Praticamente sarà come vivere sempre una vita imprevedibile.

Cambierà anche il vostro modo di consumare le energie e questo c’entra direttamente con questa condizione del vivere una vita imprevedibile perché le energie dipendono molto dalla coscienza umana.

Quando la persona sa qualcosa o pensa di sapere qualcosa, quando ha già scelto un certo regime, un certo livello di frequenze, automaticamente taglia fuori tutto ciò che non alimenta questa sua scelta, questo suo regime, e in questo modo si impoverisce moltissimo: la scelta che ha fatto può magari anche essere buona e giusta, però poi il suo metabolismo energetico si mette a servire questa scelta e quindi un volume di frequenze molto grande rimane fuori, rimane non allacciato.

In questo modo le persone rimangono dentro i binari delle loro scelte e non si rendono nemmeno conto di quanto grande sia stata la perdita di ciò che avrebbero potuto avere, ma invece non hanno avuto.

Siccome il modo di pensare umano è ancora molto rigido, molto programmato e basato molto su questo sapere, allora ci deve pensare la Vita stessa a cambiare la situazione: si metterà quindi proprio Lei a predisporre vari imprevisti, varie soluzioni last minute, si metterà d’impegno per educare le persone a vivere in questo modo, cioè a rendersi conto intanto che non possono sapere niente a priori, a priori nel senso di avere molto tempo per prepararsi alla cosa, e poi che la condizione della scelta non dipende soltanto da loro, dipende dalla Vita.

Le persone devono sentirsi proprio immerse nella Vita, un tutt’uno con la Vita, non devono sentirsi separate dalla Vita che gestisce le loro cose perché sarà un atteggiamento che verrà corretto.

Questo per dire che adesso la Vita userà sempre di più la situazione degli imprevisti e delle emozioni inaspettate, questa sarà una delle leve educative.

Questo riguarda tutti, quindi anche voi.

Bisognerà imparare a vivere le condizioni di questo rinnovamento vibrazionale continuo.

Potrebbe sembrare una cosa molto complicata, e in un certo senso lo è dal punto di vista di come vengono gestite le cose a livello vibrazionale, perché selezionare sempre qualcosa che sia ottimale per una certa persona e una certa situazione certamente comporta una gestione molto complessa.

Però non è affare vostro andare a comprendere come funziona questa complessità, il vostro compito è dare fiducia alla Vita e aspettare che la Vita vi porti la migliore soluzione in ogni dato momento, che vi aiuti a trovare gli agganci, che vi indichi la direzione in cui andare, che vi aiuti a creare.

Perché creare è una delle cose che farete, che la Vita si aspetta da voi e creerete tutto quanto, praticamente creerete lo spazio della Nuova Realtà, cominciando ovviamente da voi stessi, servendo la vostra stessa realtà.

Ci sarà molta creazione, praticamente la Nuova Realtà è tutta una creazione.

Voi vivrete creando voi stessi, scoprendo voi stessi, conoscendo voi stessi e anche ricaricando voi stessi con la creatività. Per esempio c’è questa condizione: come faccio a liberarmi dalle vecchie parti di me che non mi piacciono più o che sento non più energeticamente conduttive?

Ecco qui la parola riavviamento può andar bene proprio facendo l’analogia con un riavviamento del computer.

Cosa vuol dire riavviamento? Intanto non è necessario strappare niente, non è necessario prendere una cosa, buttarla via e dire “io non voglio più saperne niente di te”.

Riavviamento è come un rinnovamento radicale basato sull’integrità, grazie al quale le cose che magari prima erano piazzate male, vengono sistemate in un altro modo. Magari c’è stato qualche errore di codifica per cui una certa cosa si è trovata nel posto sbagliato, in uno spazio di voi sbagliato e da lì magari continuava a mandare dei dati falsi.

Ecco, un riavviamento del proprio sé in questo senso permette di superare questo errore o questo segnale falso, ma nello stesso tempo questa cosa verrà posizionata dove è giusto che stia, senza dover necessariamente chiuderla o disinstallare un programma o liberarsi da queste frequenze.

E complessivamente arriverà un senso del sé sempre più integro perché è più corretto pensare a voi come ad una struttura, ad una configurazione, che magari ha ancora cose fuori posto o non sistemate bene o che continua a seguire dei programmi falsi piuttosto che ad una configurazione in cui ci sono proprio delle cose brutte, delle cose false.

Per riassumere, la questione è più che altro questa: come servire ciò che arriva.

Così siamo arrivati a questo riferimento del servire, del servizio, ed è uno dei riferimenti principali e sarà anche uno dei riferimenti principali della Scuola.

Adesso proviamo a inquadrare il tuo Meccanismo del Servizio e proviamo a fare un po’ di chiarezza preliminare usandoti come esempio.

Il servizio è una specie di programma scritto a dei livelli molto profondi, a livello della colonna sonora, a livello dello spettro della rice-trasmissività primordiale, qualcosa che fa proprio parte della natura, dell’essenza della persona. È come un’essenza dell’Io a livello profondo, molto profondo.

E il servizio è anche una condizione attiva, un qualcosa di orientato ad un’azione, a qualche tipo di manifestazione esterna.

Si potrebbe dire così: il servizio è l’impegno di venire a conoscere la Vita, a conoscere la propria Realtà perché venire a sapere è un servizio, è un impegno, non è una semplice curiosità.

La Vita in generale, che è basata proprio sul meccanismo del venire a sapere, è un impegno, un servizio.

È un modo di essere e il soggetto prima di tutto serve questo venire a sapere che riguarda la sua realtà, la sua scala della fattibilità e così facendo contribuisce ai meccanismi complessivi, dà il suo contributo alla formazione del sapere complessivo della Vita.

In primo piano c’è questo obiettivo di conoscere se stessi, conoscere se stessi usando la materia, l’attuale permanenza nella dimensione materiale come il contesto in cui lavorare, in cui svolgere questo servizio, in cui leggere se stessi.

Fino a poco tempo fa questo contesto terrestre non era autosufficiente nel permettere alla persona di conoscere se stessa per servire il proprio processo evolutivo, così circolavano vari equivalenti del servizio che però erano tutti più o meno distorti.

Anche perché erano tutti più o meno proiettati verso la realtà esterna: il servire qualcosa lo si intendeva nel senso di mettere qualcosa a posto nella realtà esterna, e siccome la realtà sotto-manifestata aveva un sacco di cose che non erano a posto, allora questo tipo di interpretazione (sbagliata) del concetto di servizio nasceva facilmente.

Così, volendo, uno poteva impegnarsi tutta la vita senza però fare nemmeno un passo avanti nel servizio vero, nel servizio di conoscere veramente se stesso: praticamente (e paradossalmente) poteva usare la realtà esterna come distrazione dal suo vero servizio e così, dal punto di vista della sua evoluzione, speso non succedeva niente, sulla scala universale della vita non aveva fatto niente, non aveva usufruito per niente delle risorse della vita terrestre per servire lo scopo di conoscersi e anche di contribuire al servizio a livello del cosmo.

Ecco, adesso, in mezzo a questi concetti più o meno distorti del servizio che circolano ancora sulla Terra, dovrebbe cominciare a farsi vivo quell’unico concetto che ha veramente senso, e ovviamente è quello che voi dovrete ascoltare, quello che vi serve per imparare a vivere, per imparare a leggervi, per imparare ad usare le vostre energie in modo corretto, insomma sta nascendo una condizione molto importante.

Un’altra cosa: per vivere in questo modo il proprio servizio non è possibile separare se stessi dal Tutto, ci si può veramente conoscere solo collegandosi al Tutto, solo gestendo le proprie risorse vitali sentendosi parte del Tutto altrimenti questo venire a sapere non funzionerà.

Perché ciò che è veramente importante in questo tipo di servizio è che tu vieni a sapere le cose da te, quindi non c’è nessuno che ti spiega queste cose, altrimenti non sarebbe un venire a sapere, quindi tu devi esplorare la TUA materia, la TUA condizione della presenza nella materia, tutti i contesti in cui ti immergi li devi esplorare in modo tale da ricavarne un sapere supplementare, un valore aggiunto e sarà un sapere puro, un sapere estratto, arricchito e trasformato da te per essere presentato in una forma certa, come un prodotto finito, non soltanto in una forma grezza, ed è in questo modo che puoi servire sia il tuo processo che l’estrazione del sapere a livello universale.

Ultimamente nella tua realtà esterna è arrivata molta aria fresca.

Adesso respiri meglio e, allo stesso tempo, anche una certa aria che era quasi irrespirabile e non era adatta a te, ha cominciato a dissolversi e questo anche per merito tuo.

Perché sei tu che espiri te stessa nel volume esterno, sei tu che saturi questo volume esterno con la tua forza, con le tue attrazioni naturali, con il tuo “Io Amo”.

E la realtà esterna ti risponde a tono, serve quello che tu segnali come la tua forza, come il tuo dono dell’amore. Ecco, ci sono già evidenti progressi in questo senso e sento anche la parola uscita in questo contesto: magari prima di trovare una certa via d’uscita da certe situazioni bisognava accumulare lì dentro abbastanza aria fresca, abbastanza vita, abbastanza conduttività, abbastanza realtà esterna. Cioè prima si riempie con questa aria viva un certo contesto e poi si usa questa stessa aria per uscirne fuori.

Questa è una cosa molto interessante perché adesso magari molte persone si sentono chiuse e bloccate in certe situazioni e soffrono e magari soffocano, ma non sanno come uscirne fuori,
e non usano le loro energie per rianimare questi contesti, per risvegliarli e renderli più vivibili perché sentono che lì dentro la Vita non circola.

Questa è una sfida: e se invece uno provasse a saturare questo contesto apparentemente non vivibile con il suo essere, se provasse a metterlo sotto tensione semplicemente espirando se stesso fuori?

Allora si creerebbe una conduttività diversa e questa stessa conduttività indicherebbe anche una via d’uscita che prima non si trovava, che magari non si trovava perché la situazione era così “bassa”, bassa in tutti i sensi e a tutti i livelli, che la questione della salvezza, “indicatemi una via di salvezza”, non si poneva nemmeno.

Prima bisognava far alzare tutto il contesto almeno a quel livello minimo da cui si poteva incominciare a intravedere una via d’uscita.

Ecco, questa cosa ti sta succedendo spontaneamente in quest’ultimo periodo, stai saturando le tue situazioni non particolarmente attraenti, ed è una tecnica che è venuta, nata da te, ti è venuta naturale, espiri te stessa nell’ambiente, emozioni l’ambiente con ciò che hai dentro e in questo modo rendi più facile alla situazione stessa il mostrarti dov’è la via d’uscita.

Quindi se la situazione per te non è più buona, se non ha più altro da dare al tuo servizio e al tuo meccanismo del servizio, probabilmente non ti vorrà più trattenere, però diventerà un po’ più vivibile, un po’ più conscia di sé, in modo da poterti gentilmente indicare una via d’uscita.

Prima invece non era nemmeno un soggetto con cui trattare, con cui interagire, era davvero come essere incastrati in qualcosa, in una pseudo vita.

Ecco, questa è una tecnica che, siccome ti è venuta così, empiricamente, sicuramente potrai potenziare ulteriormente per te stessa e probabilmente potrai in qualche modo cominciare a diffondere su larga scala.

Questo è un esempio di un venire a sapere empirico che non ti è stato insegnato, ma la vita in qualche modo te l’ha suggerito e tu hai captato questo suggerimento e hai reagito in modo giusto.

V: Qui vorrei aprire una parentesi e raccontarvi che bellezza
è stato sentire queste parole di Irina perché
mentre buttavo giù un po’ di frasi
su una possibile storia di trasformazione
che io e Nadia stiamo pensando di realizzare,
c’è un momento in cui il soggetto
cercando una via d’uscita da un vecchio stato
per entrare nel nuovo paese del Tutto,
si rivolge a Lui.

Si può entrare in te?
Puoi darmi le chiavi?

Nessuna porta
nessuna chiave
se non riempirmi di te,
e mostrarmi le tue emozioni
autentiche.

Ti farò il dono di chi divento
insieme al tuo diventare.

Entra qui straniero di ieri
essendo chi sei
e vivendo ciò che vive.

Magari non sarà il testo definitivo ma è stata davvero un’emozione grande quando Irina mi ha parlato di questa “””tecnica””” perché la sentivo davvero come qualcosa che in un certo senso il Tutto stesso mi suggeriva. Davvero la Vita ci parla!

Torniamo ancora al discorso delle scelte abbinate al regime del venire a sapere.

Le scelte possono essere viste come delle oscillazioni, cioè la vita ti invita a decidere come vuoi oscillare, così o cosà, perché attraverso queste oscillazioni lei è in grado di osservarti.

Quando lei ti pone di fronte a delle scelte, praticamente ti pone la domanda sul regime attraverso cui tu vorresti venire a sapere le cose che lei attualmente vorrebbe mostrarti.

Le cose saranno già pre-tarate sulla tua scala della fattibilità, quindi la Vita non ti potrebbe mostrare niente che non fosse pertinente al tuo processo di auto-riconoscimento, però sono possibili diverse modalità, quindi la Vita giustamente ti chiede: “Tu questo piatto lo vuoi servito così o cosà o magari in un altro modo ancora?”

Probabilmente un certo ingrediente delle eccitazioni che ti voglia comunicare, te lo comunicherà comunque, qualsiasi scelta tu possa fare, ma in quel campo c’è molto spazio per l’ottimizzazione.

Intanto perché la Vita stessa non è ancora particolarmente brava nell’educare, nell’insegnare, perché ha cominciato solo da poco ad insegnare e ad educare sul serio in modo intergo, completo.

Così può capitare che il modo in cui la Vita ti pone delle domande potrebbe aver bisogno di qualche precisazione, magari la Vita potrebbe anche dimenticare qualcosa, ad esempio ti fa intravedere una certa cosa, dimenticandosi che magari c’è anche un seguito: in questo modo non ti illustra tutta una scelta, ma solo un pezzo della scelta e tu magari cerchi anche di fare del tuo meglio per interagire con quel frammento che hai ricevuto e consumi la tua energia in modo quasi spropositato.

Invece sarebbe meglio precisare, chiedere alla Vita: “Senti, non è che per caso ti sei dimenticata di mandarmi un pezzo?”

Ecco, sei liberissima di fare questo genere di domande disinvolte, nessuno ne sarà offeso e se la Vita non ha dimenticato niente ti dirà: “Vai, vai, vai bene così”.

Se però ha in effetti dimenticato qualcosa ti dirà: “Ops, scusa, ecco un altro pezzo insieme a un premio per avermi ricordato quella cosa lì”.

Quindi cerca di essere disinvolta, disinvolta anche nei confronti di tutto questo discorso delle scelte, prendilo come un gioco, perché comunque tutta la nostra presenza qui nella dimensione terrestre è un gioco e adesso la cosa più importante è sentire le condizioni, le regole, che vengono usate da questo gioco.

Ma il bello è che noi stessi veniamo invitati a predisporre delle regole, creiamo noi stessi le regole perché ci sono alcuni algoritmi già esistenti, ma sono solo il minimo indispensabile, mentre tante altre regole le dobbiamo creare noi, quindi non c’è niente di male nel fare delle domande, delle proposte, cercare di precisare delle cose, cercare anche di spiegare qualcosa alla Vita, alla Materia.

Magari anche spiegare a livello molto elementare: “Ma guarda che due più due fa quattro” perché la materia stessa adesso è nuova e quindi dovrà scoprire un sacco di cose, e perciò tu, come tutti noi, sei sia quella che apprende che quella che insegna, la cosa è reciproca.

Un’altra cosa che riguarda la capacità di stare in ascolto è la capacità di auto-ricalcolare/rsi o di ricalcolare il sapere che avevi prima: adesso la vita, con questa impostazione che avrà, quella degli imprevisti, ci invita proprio a questo ricalcolo e auto ricalcolo continuo.

Sarà una cosa ancora insolita per noi, un rinnovamento continuo, un rinnovamento regolare, ma ci saranno sempre dei fili conduttori, delle linee guida e sarà proprio questo processo di auto-riconoscimento in progress il filo conduttore più importante.

In quel senso, il processo non può essere interrotto, però magari da un giorno all’altro può essere mostrato da un’altra angolazione, può essere aggiornato in modo abbastanza pesante, quindi auto-riconoscimento in progress sì, però magari spesso ci darà la sensazione di dover ricominciare da capo, come se ciò che avevamo il giorno prima fosse sparito chissà dove e adesso fossimo di nuovo a tu per tu con questo processo di autoriconoscimento e non sapessimo da dove cominciare.

Anche la Vita stessa subirà dei ricalcoli, tutta la materia terrestre li subisce già e continuerà a subirli anche in futuro. D’altronde è attraverso l’autoricalcolo che avviene il riconoscimento.

Il sapere accumulato ha bisogno di essere sempre riavviato, ricaricato, riaggiornato.

In questo modo intanto i pezzi giusti e fondamentali andranno sempre a piazzarsi nelle zone giuste. Poi può anche esserci un certo sapere più tattico che strategico che si rinnoverà ancora più velocemente e che magari ad ogni giro di riavviamento potrebbe anche dissolversi perché sostituito da un altro.

Il sapere nel senso tradizionale è abbastanza morto, è arrivato abbastanza alla scadenza.

Il volume c’è ancora, ed è un volume enorme, però il contenuto sarà sempre di più fuori dalla Vita.

Cioè la Vita scorrerà su certi binari e questo sapere rimarrà appeso così, fuori.

Nessuno lo abolirà ufficialmente dicendo che non esiste più, però se uno continuerà a immergersi in questo regime del sapere non ricaverà praticamente niente per vivere in questa Nuova Vita.

Andando invece ad immergersi nella Vita da lì potrà ricavare il sapere just in time e proprio su misura per vivere, per servire se stesso, per servire la Vita, per scorrere, e quindi saprà spesso senza sapere e la cosa non dovrebbe nemmeno stupirci perché ciò che importa qui è come noi camminiamo, come noi ci muoviamo nella Vita.

V: Questo sapere che è ormai agli sgoccioli, lo sa che sta morendo? Al di là della gente, che magari ancora ci si attacca, lui lo sa che sta crollando, è conscio di se stesso?

Sento una parola russa che in italiano vuol dire bestemmiare, ma in russo letteralmente vuol dire parole brutte, cattive. Usare le parole brutte. Ecco questo fa il vecchio sapere.

Arriviamo ora al discorso della Parola, che ovviamente deve proprio essere l’opposto.

È questo modo di parlare che io chiamo Love Talk, linguaggio dell’amore, linguaggio del Tutto, il linguaggio dell’integrità che almeno in questo periodo iniziale potrebbe anche essere limitato ad una quantità di parole non grande, nel senso che molte parole potrebbero benissimo essere tolte dalla circolazione senza che noi ne patiamo, senza che ci sia un senso di perdita, perché adesso solo una piccola parte di tutte le parole in circolazione è veramente conduttiva.

Altre parole non sono autonome, quindi magari uno può inserirci una carica energetica dentro, può espirare dentro una di loro se stesso e svegliare questa parola, però magari dovrà impegnare molte energie per fare questa rianimazione, mentre invece ci sono delle parole, non moltissime, che circolano e che sono già libere, già autonome, il che vuol dire che le cariche energetiche praticamente le prendono dalla Vita stessa.

E quindi sono già pronte per essere usate per questo scambio diverso, scambio dell’era della maturità.

Ecco, allora il primo passo probabilmente è questo: provare a sentire il proprio regime delle parole conduttive.

Non è che adesso tu devi metterti con un dizionario e dire “tu sì tu no” però nel momento in cui senti, o parli o scrivi potresti iniziare a sentire la differenza, soprattutto a livello dell’emotività della parola.

Quindi stai attenta alla parola perché il sapere vero adesso si diffonde non attraverso le spiegazioni mentali, ma proprio attraverso il fascino della parola: è la parola che deve attrarre le persone, contagiarle, emozionarle, che deve far sentire qualcosa dentro.

Ed ecco che di nuovo tocchiamo questo concetto del meccanismo del venire a sapere, perché è in questo modo che la parola sveglia qualcosa nelle persone.

Non è una comprensione mentale, sono piuttosto delle tarature che vengono trasmesse e stimolate e all’improvviso la persona può fare attenzione a qualcosa, magari a qualche circostanza o a qualcosa che gli passa vicino nella realtà esterna, e succede grazie ad una parola captata o trasmessa al momento giusto.

Dalla parola adesso dipende moltissimo, la parola adesso è in grado di sentire il respiro della Nuova Realtà, il modo di camminare della Nuova Realtà, i passi della Nuova Realtà, ed è in grado di farlo capire alle persone.

Ascoltando la parola, si possono ascoltare e conoscere i passi della Nuova Realtà, i passi del Tutto.

Però ci sono delle cose che bisogna proprio apprendere, allenare e si tratta di questo nuovo regime di interazione con la parola.

È da lì che nasce la mia idea di organizzare un laboratorio, perché è chiaro che è qualcosa che dobbiamo sviluppare insieme, apprendere insieme, perché è un’interazione con la parola che ancora non ci è familiare e sarà la parola stessa ad aiutarci, sarà la Vita stessa ad aiutarci, magari ci darà dei compiti, magari delle parole, magari delle parole da ascoltare per tutto il gruppo e anche delle parole per ciascuno, perché lì dentro ci saranno le emozioni da ascoltare ed espandere.

È sostanzialmente così che le parole possono aiutare a vivere, insegnare a vivere, ad ascoltare la vita: in questo momento è uno degli strumenti più potenti che abbiamo a disposizione ed è giusto usarlo. Poi la parola è la portatrice della Ragione, con la R maiuscola, quindi la parola è in grado di spiegare tutto, qualunque cosa, di formare la chiarezza su qualsiasi cosa, bisogna scoprire qual è questa parola, che può girare le cose in questo modo.

La parola per noi è un organo del Tutto, è un organo dell’integrità qui sulla Terra, quindi scoprendo e scegliendo la parola giusta noi ci colleghiamo al Tutto, permettiamo al Tutto di avvicinarci a noi, ascoltando.

Possiamo scoprirLo veramente attraverso questo modo di metterci in ascolto. Possiamo sentirLo con noi senza ombra di dubbio usando lo strumento della parola.

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