Vivere l’invivibile

Da una consulenza individuale di agosto 2012

Com’è adesso il mondo, in quali condizioni si trova?

Com’è adesso l’ordine esterno, com’è la conduttività dello spazio esterno?

Perché da questo dipende, anche, il tuo modo di sentirti.

Il mondo si sta disintegrando. In singoli pezzi, in singoli ingredienti, diciamo che è assente come una cosa integra, come una cosa interconnessa.

Quindi, non è questione di dire «questo non mi piace», «questo non lo tollero», perché è del tutto naturale che sia così.

Avendo anche solo un minimo di sensibilità energetica, non si può non notare che con il mondo sta succedendo qualcosa, che è molta di più la non-vita che la vita e, giustamente, ciò non può far piacere.

La questione piuttosto è come reagire in questo mega tamponamento, come permettere a te stessa di vivere pur essendo testimone di questi vari sintomi della non-vita che ti circondano da tutte le parti.

La prima cosa che ti dico è proprio questa: non c’è un rifugio in cui tu possa nasconderti da questi sintomi.

Quindi non è che, per esempio, nelle condizioni del lavoro questa cosa possa essere tanto peggio che nelle altre situazioni.

Tu respiri questa agonia del mondo, ti arriva attraverso i tuoi pori, i tuoi sensori.

Poi possono essere certe persone particolari che si mettono a rapporto con te, in qualche modo facendoti scoprire altri dettagli su questa cessazione del mondo però, è lo stato generale dell’ambiente.

Questo è uno stato da cui non si può scappare.

In questo momento transitorio bisogna imparare l’arte di conviverci, occupandosi di se stessi, permettendosi di vivere, permettendosi di sentirsi vivi pur essendo ancora presenti in questo ambiente.

Imposteremo il nostro dialogo proprio in questa chiave: il mondo sta cessando di esistere, esattamente cosa vuol dire?

Il quadrante della forza e l’assetto della luce che determinano le caratteristiche del mondo della Terra com’è fatto adesso, incominciano a spegnersi, a staccarsi uno dopo l’altro, o semplicemente non vengono più alimentati, non vengono più supportati e quindi non funzionano.

Al mondo viene concesso il minimo della stabilità, proprio per evitare un crollo caotico, quindi ci sono energie che si occupano di mantenere questo minimo di ordine, ma è molto forte la sensazione della non-vita, della vita che sta cessando, delle cose che smettono di essere, come anche vari processi di comunicazione, di espressione della vita.

La sensazione “io non voglio”, “non ho voglia di”, ecco, questo è uno dei sintomi e tu questo lo senti.

“Non ho voglia di occuparmi di niente” perché non ho voglia di immergermi in questo mondo che se ne sta andando.

Addirittura, per come tu senti, è come se questo mondo se ne stesse andando insieme a te, trascinandoti con sé e, allora, tu non vuoi essere dentro questo regime e quindi faresti qualsiasi cosa pur di non essere trascinata nella tomba con il mondo attuale.

Per cui, a volte, sei proprio tu che cessi, che interrompi, che decidi che una certa cosa non ti interessa più, che una certa cosa non ti fa più piacere.

La domanda si presenta proprio così, energeticamente parlando:

“Come posso avere qualcosa a che fare con questo mondo che sta per dissolversi, che se ne sta andando? Io non posso avere nessuna occupazione certa, non posso usare le mie energie in un mondo che so già che sta per cessare, no?”

La questione principale è questa: cosa fare con le tue energie? Come usare il tuo metabolismo energetico? Cosa servire?

Perché qualcosa dovresti pur fare, hai un certo metabolismo energetico, ci sono energie che entrano, energie che escono, allora, in che modo usare adesso le tue energie nell’attuale perimetro esterno, in che cosa immergerti con le tue energie, con le tue oscillazioni, con il tuo “io voglio”?

Adesso come adesso non ci sono delle occupazioni in cui, io, suggerirei di immergersi dicendo “Guarda, vai lì, fai questo, questa cosa ti renderà tranquilla, questa cosa ti renderà felice, immergiti in questa occupazione”.

Non posso dirtelo perché tutte le occupazioni contengono un pizzico di non-naturalezza, perché fanno parte della luce distorta. Non posso, quindi, suggerirti alcuna occupazione come un rimedio certo, piuttosto la questione è come usare le tue energie nelle occupazioni attuali pur sapendo che non sono piacevoli per te, che sono destinate a scomparire. In che modo investire le tue energie, i tuoi criteri della ragione, della consapevolezza, in questa musica che è sempre più non-accordata.

La risposta principale, direi, è quella di non attribuire troppa importanza a niente di quello che succede.

Qualsiasi occupazione, qualsiasi interazione dentro la dimensione umana non dovrebbe essere scelta dalle tue cellule come qualcosa con cui fonderti, con cui fare qualcosa insieme, ma, piuttosto la condizione, l’occupazione è lì, per i fatti suoi, e tu qui, per i fatti tuoi.

Allora può esserci un certo scambio di energia, però, a distanza, e proprio stando ognuno per conto suo, niente fusione, niente condivisione seria, perché tutta la scala della condizione umana è artificiale, è obsoleta e diventerà sempre più obsoleta.

Quando tu investi le tue energie cercando di avere uno scambio, come d’altronde sarebbe anche naturale per un essere vivente, è come se tu toccassi con te stessa qualcosa di invivibile, qualcosa che comunque morirà presto, come se tu cercassi di rianimare un quasi cadavere, con te stessa, con le tue energie.

Allora questa cosa, sicuramente, alle tue cellule non fa piacere e se non fa piacere alle tue cellule anche tu lo senti. In qualche modo le tue cellule si mettono a rapporto per dire che questo genere di scambio non fa loro piacere.

La tecnica, quindi, è quella di scollegare te stessa dal mondo però con maestria. In un certo senso, lavorare proprio sul come farlo, trovare delle accordature non per comunicare con il mondo, ma per “non comunicare” con il mondo.

Fare le scelte “al contrario”, fare le scelte in questo modo: “mi devo occupare di questa cosa, allora come uso le frequenze per stare a distanza? Per non avere uno scambio diretto con questa cosa?”

È proprio l’opposto, d’altronde se siete nell’anti-materia, è giusto usare le tecniche opposte a quelle che verrebbero usate nella condizione normale.

Per cui non dovresti spaventarti, impressionarti per tutte quelle cose non piacevoli. Capisco questa tua reazione di non volerci più restare in un mondo così, ma tanto comunque cesserà presto.

Le tue energie comunque le devi usare, però usale non per toccare. ma per “non toccare”, usale non per avere uno scambio, ma per “non avere” uno scambio.

C’è una cosa, per esempio, che ti accende, ti stimola o magari stimola un senso di rabbia, di irritazione. Allora, non cercare di sfuggire da questa situazione perché altrimenti davvero finirai per scoprire che dovrai sfuggire da ogni cosa e comunque non c’è un rifugio sicuro dove nasconderti.

Piuttosto cerca di generare le frequenze che ti permetteranno di sentirti tu, per conto tuo, e questa particolare cosa, per conto suo. Come se cercassi di creare dei divisori, delle frequenze che dividono questi due campi.

In questo modo ti sentirai meno nell’artificialità perché comunque userai le tue energie. La cosa importante è che la cessazione della vita nel volume esterno non comporti la cessazione della tua vitalità.

È giusto che tu utilizzi le tue frequenze e faccia i tuoi passi, però, creando questo senso di distanza, creando questa condizione del “io non voglio vivere in questa situazione”, pur interagendo con lei.

Usufruendo degli attuali attributi verbali o dell’azione, facendo magari delle scelte, dei passi, ma tutto questo con il motto “io, però, non voglio veramente immergermi in questa cosa”.

Dovrai cercare di usare quasi tutte le tue energie per permettere a te stessa di sentirti viva, nonostante questa scomposizione attorno a te.

Puoi cominciare da subito perché, già adesso, le cose che tocchi, che possono non sembrarti per niente vive, tu puoi, senza deprimerti per come sono brutte queste cose, usare la tua vitalità per farle andare più in là, per allontanarle.

Senza però sfidarle in modo brutale, perché loro hanno così poca consapevolezza che non sanno nemmeno quanto sono artificiali, quindi è inutile che tu cerchi di spiegarglielo, consumeresti le tue energie per niente.

Allora, lasciale nella loro palude, lasciale nella loro artificialità, non cercare di correggerle.

Non cercare di scoprire l’Amore in una dimensione così artificiale che non lo può contenere.

L’Amore lo scoprirai nella mia realtà, entrando con il tuo campo, con la tua vitalità, dentro la mia realtà, lì comincerai a scoprirlo, lì comincerai ad espanderlo.

È un processo che è già iniziato, che è già in corso, solo che la cessazione del mondo attualmente esistente è troppo pesante per non notarla.

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